Diario di una cameriera

DIARIO DI UNA CAMERIERA DEF_lay“Non sono vecchia, eppure ne ho viste di cose, ne ho vista di gente a nudo… Ho proprio respirato l’odore della loro biancheria e della loro anima… Malgrado i profumi, vi posso dire che non sanno affatto di buono… Non ci si immagina neanche la quantità di porcherie, vizi vergognosi e odiosi delitti che può nascondere, dietro una facciata di virtù, una famiglia onesta e rispettata…
[…] Ah quante deve sopportarne una povera domestica, e come è sola! Può vivere presso famiglie numerose, allegre, rumorose! Come è sola sempre! La solitudine non è il vivere accanto agli altri, alla gente che non si interessa di voi, per la quale contate meno di un cane ingozzato di pasticcio, o di un fiore curato come un bimbo di gente ricca… di gente che vi offre solo le cianfrusaglie inutili o i resti andati a male […]
Ogni parola è un segno di disprezzo, ogni gesto vi spinge più in basso di una bestia… bisogna tacere; bisogna sorridere e ringraziare, a rischio di passare da ingrata o da cattiva… Qualche volta, pettinando le mie padrone, ho avuto la folle voglia di piantargli le unghie nel cranio, di solcare il loro petto con i miei artigli…”

Suscitò grande scalpore al momento della sua pubblicazione (1900) questo romanzo di Octave Mirbeau che Elliot ha recentemente riproposto in una nuova traduzione a cura di Luisa Moscardini.
Utilizzando l’artificio del diario scritto dalla giovane Celestine, cameriera di bell’aspetto e dal carattere intraprendente e disinibito, l’autore si diverte a mettere in scena un catalogo variegato di vizi e perversioni per denunciare il perbenismo ipocrita della borghesia francese della fine del XIX secolo. E non risparmia davvero nessuno: ricchi proprietari terrieri, militari, scrittori e intellettuali ma anche sacerdoti e suore. Tutti nascondono sotto l’apparenza impeccabile una moralità ambigua, fatta di piccole grandi meschinità, vizi, vere e proprie perversioni di cui la giovane cameriera diventa suo malgrado osservatrice lucida e, in alcuni casi, vittima.

Se i ricchi committenti escono a pezzi dal ritratto impietoso che lo scrittore ne traccia attraverso lo sguardo disincantato della protagonista, allo stesso tempo la condizione dei domestici risulta davvero dura e piena di difficoltà. Oltre a fare i conti con il lavoro, faticoso e mal pagato, infatti, dalle pagine del diario di Celestine apprendiamo come una domestica giovane e “più che graziosa” come lei abbia un duplice problema da fronteggiare: gestire le mire sessuali del padrone di casa – a cui la preda può decidere di accondiscendere per puro piacere o per convenienza – e l’accanimento di padrone bisbetiche che riversano sulla povera malcapitata tutto il loro bagaglio di nevrosi, frustrazioni e gelosia.
In effetti, alternando il racconto tra presente e alcune esperienze passate a cui la ragazza ripensa, soprattutto perché rimpiange di aver abbandonato Parigi e il bel mondo per andarsi a rinchiudere nella noia della provincia, il romanzo racchiude all’interno di una cornice narrativa diversi episodi che sono quasi delle brevi novelle. In alcuni casi Celestine vi compare anche come protagonista attiva; in altri solo come spettatrice che riferisce eventi e stranezze di cui è stata testimone o che le sono stati raccontati.

Celestine è un animo inquieto, che non riesce ad accontentarsi, a riposarsi e a sentirsi appagata ma desidera sempre un “altrove” immaginario. Questo la porta a incontrare molte persone, con cui il lavoro le impone di entrare in stretta intimità.
La carrellata di personaggi è davvero multiforme e ci viene descritta con vivacità e realismo da Celestine, che non si tira indietro davanti a niente, neanche alle peggiori bassezze. Ne viene fuori il ritratto di un’umanità preda di vizi e stranezze, manie e inquietudini varie. Continua a leggere

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