Il Maledetto

images“Maledetti! La parola si è propagata tra di noi, come una corrente elettrica. Perché, adesso che il destino degli Slade era stato chiarito, ci saremmo presto accorti, noi che avremmo voluto essere semplici osservatori, che questo era il nostro destino comune, in quanto abitanti di Princeton”.

La meraviglia di ritrovarsi tra le mani nel 2015 il lavoro di una delle più grandi scrittrici viventi che è un monumentale romanzo gotico, decadente, a tratti macabro, un appassionante viaggio nei meandri di anime complesse e disturbate, personaggi dalle psicologie sensibili ai limiti della patologia.
Joyce Carol Oates costruisce il suo ultimo romanzo come una cronaca storica degli eventi razionalmente inspiegabili che hanno sconvolto la tranquilla cittadina di Princeton tra il 1905 e il 1906, turbando la pace degli stimati membri della comunità universitaria e della borghesia locale.
La maledizione di Princeton è un veleno che si diffonde impalpabile ma pervasivo come il profumo di fiori appassiti o di essenze esotiche che provocano stordimento e vertigini e si manifesta attraverso apparizioni di creature morte, fantasmi, vampiri, visioni che sconvolgono la psiche già piuttosto alterata di donne ipersensibili e uomini eccitabili. In particolare vittime della maledizione di Princeton sono i nipoti del reverendo Slade, ministro irreprensibile e guida morale della comunità: la bellissima e timida Annabel; il romantico e tormentato Josiah; il giovane Todd, che sembra una creatura delle foreste; sua sorella Oriana, taciturna bambina di otto anni. I giovani Slade sembrano non appartenere completamente alla dimensione terrena, come proiettati verso un altrove, il regno dei morti, degli spiriti della natura…
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Il collezionista di Baci

BaciGrazie a Nuovo Cinema Paradiso ho scoperto che con i film si può avere un rapporto affettivo – come con i libri, del resto – trovandoci dentro emozioni, avventura, scoperta, fuga, incanto (oltre a bellissime immagini, ovviamente). Nel mio piccolo, personale baule delle meraviglie Giuseppe Tornatore sta al cinema come Giacomo Leopardi sta alla poesia: al valore oggettivo di entrambi si aggiunge quello sentimentale che ti lega per sempre in modo speciale a ciò che impari ad amare in adolescenza. Ogni volta che rivedo il film, la sequenza finale dei baci mi fa irrimediabilmente piangere – complice naturalmente la musica struggente – per quel misto di dolcezza, meraviglia, nostalgia…
Ho acquistato questo volume alla fine di una visita agli studi di Cinecittà. Volevo un ricordo della giornata che non fosse un semplice gadget e mi è sembrato perfetto: una sorta di “cristallizzazione” su carta dello spirito del film e un modo per portarmi via un pezzetto di storia del cinema da un posto così speciale.
“Il Collezionista di Baci”, cioè di manifesti di film i cui protagonisti si baciano o stanno per farlo, è Filippo Lo Medico; la sua famiglia era proprietaria di uno dei cinema in cui il giovanissimo Giuseppe Tornatore iniziò a lavorare come proiezionista nella seconda metà degli anni Sessanta. Proprio il regista nella bella prefazione ci racconta come è nata l’idea del libro, che naturalmente si riallaccia alla famosa scena finale del suo film e a una fitta trama di ricordi personali e racconti di proiezionisti più anziani sulla consuetudine di tagliare le pellicole cinematografiche nelle parti ritenute più scabrose. Continua a leggere