Q.B. A volte non basta osservare. Serve anche aggiungere

QB_cover“Rimasi a osservare la cucina che fino a quel giorno mi aveva visto impegnato su tanti fronti e con quasi tutti gli strumenti che c’erano nei cassetti. Pasta fatta in casa, salse, soufflé, creme, arrosti, insalate. Avevo provato di tutto.
Ed ero soddisfatto di aver scoperto di far parte, anche solo come un semplice turista, di un mondo tutto nuovo. Ma cominciavo a chiedermi quanti altri ce ne fossero là fuori, sconosciuti o mai avvicinati, che ancora mi stavano aspettando”.

Q.B. è una dicitura piuttosto familiare per chi ha confidenza con la cucina: compare praticamente in ogni ricetta, generalmente riferita al sale o alle spezie, ingredienti da aggiungere nella giusta quantità per dare al piatto un tocco in più in termini di sapore, profumo e colore. Farne a meno pregiudicherebbe irrimediabilmente la buona riuscita di ciò che si sta preparando.
L’indicazione Q.B. può rivelarsi un problema per chi in cucina si muove con una certa difficoltà – come la sottoscritta – perché implica capacità di giudicare l’esatta quantità necessaria in relazione a consistenza e sapore che si vogliono ottenere, quindi in qualche modo idee chiare e un pizzico di audacia…
E se applicassimo questo principio alla vita?
È esattamente ciò che fa Marco Bellabarba nel suo romanzo d’esordio, Q.B. A volte non basta osservare. Serve anche aggiungere (Robin edizioni), utilizzando l’arte culinaria come efficace metafora per riflettere sull’equilibrio tra regole e libertà di lasciarsi andare, sogni e imposizioni, senso del dovere e diritto di seguire le proprie aspirazioni.
L’evoluzione personale del protagonista passerà attraverso il superamento di una dolorosa crisi sentimentale, la rimessa in discussione dei propri progetti e di una situazione solo esteriormente appagante, il tutto accompagnato da deliziose ricette e un pizzico di thriller (diciamo quanto basta…).
Paolo Trovati è un 32enne sensibile e riflessivo; dopo la laurea in scienze politiche e alcuni tentativi falliti di fare il lavoro che avrebbe desiderato, un lavoro che gli desse la possibilità di viaggiare e mettere a frutto la conoscenza delle lingue, per accontentare la sua ragazza finisce a fare l’agente per un’azienda di ricambi per autoveicoli. In questo modo ha ottenuto la tanto desiderata indipendenza economica, ma ha dovuto mettere completamente in un angolo una parte di sé, quella delle aspirazioni, della creatività più pura, del pieno coinvolgimento verso ciò che riempie la nostra giornata. La vita di Paolo si è incanalata in una routine regolare e meticolosa, a cui si è adattato suo malgrado, limitandosi di tanto in tanto ad osservarsi, desiderando essere altrove. Continua a leggere

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