Le reputazioni

5533457La colpa ce l’hanno le sue ossa, pensava Mallarino, tutta la colpa ce l’hanno sempre le ossa e le cartilagini, e poi pensò: le ossa sono l’unica cosa che conta; in esse, nella forma del cranio e nel’angolo del naso, nell’ampiezza della fronte e nella forza o nella pusillanimità della mascella e nei buchi del mento, nei suoi delicati o bruschi pendii, nelle ombre più o meno intense risiedono la reputazione e l’immagine: datemi un osso e muoverò il mondo. I politici non lo sapevano, non se n’erano ancora resi conto, o forse sì, ma d’altro canto non c’erano vie d’uscita: nasciamo con queste ossa, è molto difficile cambiarle, e quindi cammineremo nella vita sempre con le stesse vulnerabilità, o sforzandoci di compensarle […]”.

Il disegnatore satirico ha un grande potere: può influenzare i pensieri della gente, distruggere la reputazione di uomini anche molto potenti, mettendo a nudo con veloci tratti di matita miserie, vizi, scheletri nascosti nell’armadio. Ma proprio in virtù di questo potere, il disegnatore satirico ha, a sua volta, una reputazione da difendere, di integrità e rigore nel relazionarsi ai soggetti ritratti; non può affermare il falso, “le caricature possono esagerare la realtà ma non inventarla. Possono distorcere ma non mentire”.
Javier Mallarino è il più grande disegnatore satirico colombiano; dopo quarant’anni di carriera, è diventato la “coscienza critica del suo paese”, rispettato e temuto da politici e militari, davanti a cui non ha mai piegato la schiena. Proprio il giorno in cui si appresta a ricevere il pubblico riconoscimento da parte del governo, quindi in sostanza da coloro che sono stati le vittime del suo lavoro, riviviamo attraverso i suoi ricordi, che si intrecciano con gli eventi presenti, gli inizi della sua carriera, le difficoltà incontrate prima del successo, che coinciderà con il fallimento del suo matrimonio e il difficile rapporto con la figlia.
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Il sorriso di don Giovanni

121038“Ero una lettrice accanita, e perciò investita di un ruolo estremamente delicato: trasmettere al mondo i messaggi contenuti nei grandi libri, i segreti della loro bellezza, i loro allarmi, le loro proteste, i disvelamenti, la pietà, perfino la loro disperazione, se si chiamava così la ragione della loro grandezza”.

Adele è convinta fin da giovanissima che i libri, i romanzi in particolare, salveranno il mondo e che i lettori “accaniti” come lei siano destinati a svolgere una missione importante: come api industriose, succhiano dai libri il sapere, la conoscenza, che poi distribuiscono attraverso le loro parole a tutta l’umanità. E proprio nelle mani dei lettori il miele della conoscenza si trasforma “miracolo sommo, nel più corrosivo degli acidi, capace di distruggere monarchie, imperi, potentati e ogni altra struttura di potere”.

Ermanno Rea ha trasfuso tutto il suo amore per i libri e per la lettura nell’intensa protagonista di questo romanzo e, considerando tutte le suggestioni che il personaggio della lettrice porta con sé (ricordo il saggio di Francesca Serra ), ho trovato estremamente poetico ed emozionante che lo scrittore abbia scelto una donna come suo alter ego, per raccontare un amore così intenso e senza riserve.
Adele ama i libri da quando era bambina. Il primo le fu regalato dal nonno, una copia de Il gatto con gli stivali insieme a un pacco di biscotti; da quel momento per lei l’esperienza della lettura è sempre rimasta indissolubilmente legata all’appagamento di un piacere olfattivo e gustativo…. Ne è diventata una “divoratrice” e proprio con i libri ha alimentato la sua fervida immaginazione, che spesso la porta a entrare nei romanzi, divenendone lei stessa personaggio, influenzandone la trama e, a volte, modificandone il finale. Il resto l’ha fatto il signor Arturo, amico-libraio che ha assecondato e alimentato il suo desiderio di avere sempre nuove storie da leggere e un giorno ha voluto rendere Adele partecipe di una rivelazione a cui in pochi sono ammessi: i libri vivono di vita propria, i loro personaggi sono vivi e si aggirano tra noi.
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