La saga dei Cazalet – Gli anni della leggerezza

anni-leggerezza_cazalet1-light-673x1024“Spostò lo sguardo su Louise, seduta di fronte a lei. Avevano trascorso un meraviglioso pomeriggio sulle loro brande a scambiarsi segreti, anche se molti dei suoi lei non li aveva confidati, e di certo nemmeno Louise. Ma comunque nulla di ciò che si erano dette poteva essere condiviso con la famiglia; di sicuro le loro madri ne sarebbero rimaste sconvolte perché, per assurdo che fosse, loro due erano considerate ancora bambine”.

Una volta presa confidenza con l’affollato albero genealogico della famiglia Cazalet e l’altrettanto articolato sistema dei domestici, ho letteralmente divorato questo bellissimo romanzo, assaporando avidamente le atmosfere, i caratteri, le ambientazioni.
Nel 1937, l’Europa è avviata verso un baratro, ma dall’Inghilterra Hitler sembra ancora una minaccia sfocata; i Cazalet non sono minimamente disposti a rinunciare alle loro abitudini e ai rituali sociali che l’autrice descrive con meticolosità e ricchezza di dettagli, rendendo vividamente la sensazione di un mondo splendido di opulenza, convenzioni imprescindibili, fiducia nelle proprie consolidate tradizioni secolari e nel proprio ruolo di paese egemone nella politica mondiale, che non si accorge di un abisso incombente sullo sfondo…
Con Gli anni della leggerezza Fazi inizia la pubblicazione in traduzione italiana del ciclo di cinque romanzi di Elizabeth Jane Howard che hanno venduto circa un milione di copie in Inghilterra tra il 1990 e il 2013.
La saga dei Cazalet, ricca famiglia di mercanti inglesi di legname dal solido orientamento conservatore, si apre con i protagonisti che stanno per raggiungere la residenza di campagna, dove, come ogni anno, trascorreranno le vacanze estive tutti insieme: il capostipite William e sua moglie Kitty – il Generale e la Duchessa – i loro figli Hugh, Edward e Rupert, con le rispettive mogli, Sybil, Villy e Zoe, e i loro figli.
Naturalmente la scrittura va a insinuarsi sotto le apparenze che vorrebbero restituire un’immagine di saldezza e felicità nella famiglia, per costruire invece un ritratto impietoso e sconfortante dell’istituzione matrimoniale: un abisso di ipocrisia, insoddisfazione, subalternità delle mogli ai desideri e alle aspettative dei mariti e alle regole sociali.
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