Breve storia del libro (a modo mio)

brelibrograndeCome nel precedente lavoro (Lo scaffale infinito) anche in questo nuovo libro di Andrea Kerbaker ho trovato un bellissimo intreccio tra ricostruzioni e aneddoti storici con la vita e le vicende personali dell’autore, che mi piace davvero molto e da cui traspare davvero un amore appassionato per i libri e tutto ciò che ruota intorno ad essi (e per Andrea Kerbaker, che nella sua “Kasa dei Libri” ha ammassato ormai migliaia di volumi, praticamente tutto ruota, a vario titolo, attorno ai libri…). I capitoli iniziano sempre con un aneddoto, un ricordo personale, un viaggio, per introdurre l’argomento, allargando gradualmente l’obiettivo da un punto di vista particolare a uno più ampio.
Kerbaker compie un viaggio a ritroso nel tempo per raccontarci come l’evoluzione del libro sia stata influenzata, nei secoli, dai cambiamenti della società, e viceversa, privilegiando volutamente il periodo a partire dall’invenzione della stampa. Capitolo dopo capitolo, secolo dopo secolo, l’autore ci dà tante notizie, dati, aneddoti e, anche se prima di arrivare all’invenzione della stampa, il ritmo della narrazione è abbastanza serrato, ci sono comunque secoli e secoli da percorrere tra le grandi biblioteche dell’antichità, Alessandria d’Egitto e Pergamo, gli scriptoria delle abbazie medievali, la corte di Carlo Magno, sovrano semianalfabeta che promuove una grande politica culturale di riscoperta e conservazione del sapere antico. Effettivamente, l’invenzione della stampa rivoluzionerà tutto perché renderà più facilmente accessibili e meno costosi i libri, che fino ad allora erano rimasti inevitabilmente destinati solo a piccole cerchie di ecclesiastici, giuristi, universitari. Curiosa storia quella di Gutenberg, ex orafo di Magonza che si indebitò per portare a termine il suo progetto più famoso e complesso, la Bibbia (1455), mentre saranno i suoi collaboratori a perfezionare e diffondere la nuova invenzione in tutta Europa e raccoglierne pienamente i frutti.
Dopo i primi anni di “rodaggio”, fino all’inizio del nuovo secolo – per i libri che rientrano in questo periodo è stato coniato il termine “incunaboli”, libri nella culla – la prima metà del Cinquecento vedrà un fiorire incredibile di libri, e le potenzialità della nuova tecnica di stampa verranno davvero sfruttate al massimo sotto la spinta del nuovo fervore per la riscoperta del sapere antico nei secoli dell’Umanesimo-Rinascimento e delle scoperte geografiche che apriranno anche fisicamente nuovi orizzonti da scoprire. Aldo Manuzio apre a Venezia una tipografia da cui usciranno, grazie a lui e ai suoi figli, tra il 1497 e il 1597 alcuni dei libri più belli mai stampati per cura editoriale e preziosità tipografica. Colto e raffinato umanista, Manuzio pubblicherà libri greci e latini, introducendo per primo un formato che potremmo assimilare ai nostri tascabili e addirittura inventando un logo per caratterizzare tutti i libri usciti dalla tipografia di famiglia con lo stemma dorato di un delfino intorno a un’ancora inciso sulla copertina, segno di grande consapevolezza imprenditoriale. Per avere un’idea della portata della sua eredità nella professione tipografica, al carattere da lui introdotto nel 1501 in un’edizione di Virgilio dobbiamo ancora il fatto che il corsivo è definito italic in inglese (italique in francese).
Continua a leggere

Annunci

Lo scaffale infinito – Storie di uomini pazzi per i libri

ImmagineMi prendo una pausa dagli amati romanzi, in attesa di scovare qualcosa di interessante in libreria (e di avere il tempo di leggerlo, si intende…), per riprendere in mano questo bel libro, uscito a dire il vero ormai da circa un anno, ma in un posto in cui si parla di libri nessuno più di lui merita di stare…
Lo scaffale infinito racconta storie di uomini che nella loro vita hanno amato i libri di un amore insano e senza limiti: parla di uomini affetti da bibliofilia o, in casi estremi, vera e propria “bibliofollia”.
L’autore, Andrea Kerbaker, è uno scrittore, saggista, docente universitario; ha lavorato per molto tempo come organizzatore di eventi e manifestazioni culturali ma, prima di tutto, è “pazzo” per i libri, li ama di un amore appassionato. Attualmente ne possiede circa 20.000, frutto delle sue ricerche in giro per il mondo, ma anche di scoperte casuali in polverose librerie antiquarie che lo hanno spinto a vere e proprie follie, come l’acquisto in blocco dei 70 volumi di un’edizione settecentesca dell’intera opera di Voltaire scovata nei sotterranei di una libreria a Londra. Perché i libri fin dall’adolescenza sono diventati per lui oggetti del desiderio. Proprio in questo si distingue il comune “lettore” dal bibliofilo, che non desidera semplicemente leggere i libri ma deve possederli, collezionarli, accumularli e catalogarli.
Spinto proprio da questa sua passione, Kerbacher va indietro nella storia a cercare, come dire, dei suoi alter-ego bibliofili, collezionisti di libri, che hanno dato vita a biblioteche magnifiche, composte da migliaia di volumi praticamente in tutto il mondo, indagandone e ricostruendone intenti e motivazioni, memore delle parole della scrittrice Marguerite Yourcenar, secondo cui costruire biblioteche, è “un po’ come costruire granai pubblici, ma per ammassare riserve contro l’inverno dello spirito”.
Il primo grande bibliofilo, collezionista moderno è l’umanista Francesco Petrarca che per lungo tempo fu in trattativa per donare alla Repubblica di Venezia la sua collezione di amatissimi codici manoscritti, più di trecento volumi in gran parte opere dell’antichità latina. Ritroveremo più avanti nel viaggio uno di questi splendidi volumi, in virtù delle vicende avventurose di cui fu protagonista: il codice virgiliano con le miniature del pittore gotico Simone Martini. Il codice è custodito oggi nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e riporta ancora sulla copertina il sigillo con la N di Napoleone, perché faceva parte dei tesori trafugati dalle truppe francesi durante la campagna d’Italia. Questa è solo una delle incredibili storie che i libri si sono portati dietro nel corso dei secoli, e che l’autore ricostruisce, insieme alle vicende di coloro che quei libri li hanno posseduti, in giro per il mondo e in otto secoli di storia, dall’Italia, alla Francia, all’Inghilterra, alla Germania, alla Russia, per poi spostarsi oltreoceano, in America e in Argentina. Di secolo in secolo, personaggi famosissimi o semi-sconosciuti si passano il testimone in una ideale staffetta del collezionismo.
Ci sono i grandi mecenati ecclesiastici come Nicolò V, fondatore della Biblioteca Vaticana nel 1451, e il cardinale Federico Borromeo, fondatore nel 1609 della Biblioteca Ambrosiana, la prima biblioteca pubblica di Milano. Continua a leggere