Tutta la luce del mondo

ImmagineSuo zio non si poteva capire […] suo zio era incontenibile. Era troppo. Troppo diverso. Troppo pazzo. Troppo santo. Troppo tutto. E questo avrebbe fatto fuggire chiunque. Oppure avrebbe avvicinato fatalmente i pochi che ne avessero accettato il gesto. Quel gesto continuo. Come una danza. Allora avrebbe danzato con lui, qualcuno. Spesso lo aveva immaginato mentre danzava. Danzava sempre, gli dicevano. Danzava e cantava. Invece a lui, a Piccardo, i preti dicevano sempre di stare fermo, di stare buono. I santi non fanno così”.

Curiosa coincidenza l’uscita a pochi mesi di distanza dal bellissimo libro su Santa Chiara di Dacia Maraini, di un altro romanzo su San Francesco, a ricomporre quindi anche letterariamente la coppia di giovani “pazzi” di Assisi, diventati santi della Chiesa loro malgrado nel XIII secolo, con il rivoluzionario messaggio di povertà e dedizione completa agli altri, i più reietti, sofferenti, estranei alla società perché in loro in maniera più forte si manifesta la presenza di Gesù Cristo, che inizialmente produsse spaesamento nelle gerarchie ecclesiastiche, successivamente, come dire, “costrette” a riconoscerne l’insegnamento. Come accaduto per Chiara, ho sperato che la penna dello scrittore riuscisse a tirar fuori da un personaggio pure così famoso, celebrato, studiato come Francesco di Assisi un’umanità ancora inesplorata, a renderlo più vicino e vivo.
É narrato con un tono a metà tra fiabesco e poetico questo romanzo di Aldo Nove, per trasportarci in un medioevo “pieno di stupore”, dove avvengono miracoli e prodigi, ma anche popolato di mostri e continuamente esposto alla minaccia del Male. Lo stupore, in effetti, ci viene restituito utilizzando come protagonista un bambino, Piccardo, nipote di Francesco, incuriosito da questo zio che ha destato scandalo nella famiglia e nella sua città, cioè ha infranto l’ordine stabilito, rinunciando alla ricchezza e rinnegando pubblicamente l’autorità di suo padre, di cui in casa i genitori gli proibiscono di parlare.
Vuole sapere Piccardo, vuole vederlo con i suoi occhi questo zio che la gente definisce contemporaneamente e nella stessa misura “santo” e “scemo” e decide di scappare di casa per andare a incontrarlo, sul monte della Verna, dove ormai vive da solo rintanato in una grotta.
Lo incontra proprio il giorno in cui Francesco ha ricevuto la “gioia” di condividere l’esperienza di Cristo sulla croce e vediamo alternarsi la sua beatitudine per la sofferenza causata dalle perdite di sangue delle ferite sul suo torace e quella di raccontare al giovane nipote come è avvenuto il suo incontro con Gesù, che ha portato nella sua vita l’amore vero, quello che ti rende uguale alla persona che ami, non facendoti desiderare nulla che tu non abbia già. Continua a leggere

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