Il Maledetto

images“Maledetti! La parola si è propagata tra di noi, come una corrente elettrica. Perché, adesso che il destino degli Slade era stato chiarito, ci saremmo presto accorti, noi che avremmo voluto essere semplici osservatori, che questo era il nostro destino comune, in quanto abitanti di Princeton”.

La meraviglia di ritrovarsi tra le mani nel 2015 il lavoro di una delle più grandi scrittrici viventi che è un monumentale romanzo gotico, decadente, a tratti macabro, un appassionante viaggio nei meandri di anime complesse e disturbate, personaggi dalle psicologie sensibili ai limiti della patologia.
Joyce Carol Oates costruisce il suo ultimo romanzo come una cronaca storica degli eventi razionalmente inspiegabili che hanno sconvolto la tranquilla cittadina di Princeton tra il 1905 e il 1906, turbando la pace degli stimati membri della comunità universitaria e della borghesia locale.
La maledizione di Princeton è un veleno che si diffonde impalpabile ma pervasivo come il profumo di fiori appassiti o di essenze esotiche che provocano stordimento e vertigini e si manifesta attraverso apparizioni di creature morte, fantasmi, vampiri, visioni che sconvolgono la psiche già piuttosto alterata di donne ipersensibili e uomini eccitabili. In particolare vittime della maledizione di Princeton sono i nipoti del reverendo Slade, ministro irreprensibile e guida morale della comunità: la bellissima e timida Annabel; il romantico e tormentato Josiah; il giovane Todd, che sembra una creatura delle foreste; sua sorella Oriana, taciturna bambina di otto anni. I giovani Slade sembrano non appartenere completamente alla dimensione terrena, come proiettati verso un altrove, il regno dei morti, degli spiriti della natura…
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Q.B. A volte non basta osservare. Serve anche aggiungere

QB_cover“Rimasi a osservare la cucina che fino a quel giorno mi aveva visto impegnato su tanti fronti e con quasi tutti gli strumenti che c’erano nei cassetti. Pasta fatta in casa, salse, soufflé, creme, arrosti, insalate. Avevo provato di tutto.
Ed ero soddisfatto di aver scoperto di far parte, anche solo come un semplice turista, di un mondo tutto nuovo. Ma cominciavo a chiedermi quanti altri ce ne fossero là fuori, sconosciuti o mai avvicinati, che ancora mi stavano aspettando”.

Q.B. è una dicitura piuttosto familiare per chi ha confidenza con la cucina: compare praticamente in ogni ricetta, generalmente riferita al sale o alle spezie, ingredienti da aggiungere nella giusta quantità per dare al piatto un tocco in più in termini di sapore, profumo e colore. Farne a meno pregiudicherebbe irrimediabilmente la buona riuscita di ciò che si sta preparando.
L’indicazione Q.B. può rivelarsi un problema per chi in cucina si muove con una certa difficoltà – come la sottoscritta – perché implica capacità di giudicare l’esatta quantità necessaria in relazione a consistenza e sapore che si vogliono ottenere, quindi in qualche modo idee chiare e un pizzico di audacia…
E se applicassimo questo principio alla vita?
È esattamente ciò che fa Marco Bellabarba nel suo romanzo d’esordio, Q.B. A volte non basta osservare. Serve anche aggiungere (Robin edizioni), utilizzando l’arte culinaria come efficace metafora per riflettere sull’equilibrio tra regole e libertà di lasciarsi andare, sogni e imposizioni, senso del dovere e diritto di seguire le proprie aspirazioni.
L’evoluzione personale del protagonista passerà attraverso il superamento di una dolorosa crisi sentimentale, la rimessa in discussione dei propri progetti e di una situazione solo esteriormente appagante, il tutto accompagnato da deliziose ricette e un pizzico di thriller (diciamo quanto basta…).
Paolo Trovati è un 32enne sensibile e riflessivo; dopo la laurea in scienze politiche e alcuni tentativi falliti di fare il lavoro che avrebbe desiderato, un lavoro che gli desse la possibilità di viaggiare e mettere a frutto la conoscenza delle lingue, per accontentare la sua ragazza finisce a fare l’agente per un’azienda di ricambi per autoveicoli. In questo modo ha ottenuto la tanto desiderata indipendenza economica, ma ha dovuto mettere completamente in un angolo una parte di sé, quella delle aspirazioni, della creatività più pura, del pieno coinvolgimento verso ciò che riempie la nostra giornata. La vita di Paolo si è incanalata in una routine regolare e meticolosa, a cui si è adattato suo malgrado, limitandosi di tanto in tanto ad osservarsi, desiderando essere altrove. Continua a leggere

L’esatto contrario

3284470-9788817082266“Sono stato lento per la seconda volta in pochi minuti e ho perso ogni possibilità di saperne di più. Così mi metto a camminare con questa sensazione chiara in testa. Non ho davvero il piglio del giornalista d’assalto, mi viene da pensare, e mi scappa quasi da ridere.
Mi frena solo la punta di amarezza che continuo a sentire sotto la lingua.
L’esatto contrario del sapore di Giulia”.

Nei ricordi di Riccardo Magris Giulia Rusconi porta con sé il sapore dolce dell’amore non consumato e della giovinezza piena di aspettative non realizzate. Tra loro un solo appuntamento e un unico bacio ai tempi dell’università ma Riccardo era già impegnato e, prima che potesse prendere coscienza dei suoi sentimenti, questa bella ragazza di buona famiglia, sfuggente e complicata, è morta tragicamente.
Dopo dieci anni il dolce ricordo riaffiora improvvisamente, sentendo casualmente il nome di Giulia in TV, in occasione di nuovo di una morte improvvisa e misteriosa, che riporta a galla questioni importanti rimaste irrisolte.
Riccardo trascina svogliatamente la sua esistenza di trentacinquenne senza lasciarsi coinvolgere fino in fondo da quello che fa e dai rapporti con quanti lo circondano: le sue giornate si dividono stancamente fra il programma sui calciatori più scarsi del campionato che conduce alla radio e la collaborazione con “Tutto Giallo”, rivista di cronaca nera dal taglio scandalistico per cui scrive recensioni di libri noir.
Anche le ambizioni letterarie che lo spinsero a lasciare Giurisprudenza, dopo la morte di Giulia, per iscriversi a Lettere sono state accantonate: l’unico libro di poesie che ha pubblicato non ha avuto seguito e il romanzo a cui sta lavorando è chiuso in un cassetto ormai da molto tempo.
Per il suo esordio da scrittore, l’editore Giulio Perrone si cimenta in un noir dal risvolto intimista, in cui l’indagine da cui il protagonista si farà coinvolgere diventa occasione per fare un percorso interiore nella propria irresolutezza, per portare alla luce vecchi fantasmi e provare finalmente a crescere.
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Diario di una cameriera

DIARIO DI UNA CAMERIERA DEF_lay“Non sono vecchia, eppure ne ho viste di cose, ne ho vista di gente a nudo… Ho proprio respirato l’odore della loro biancheria e della loro anima… Malgrado i profumi, vi posso dire che non sanno affatto di buono… Non ci si immagina neanche la quantità di porcherie, vizi vergognosi e odiosi delitti che può nascondere, dietro una facciata di virtù, una famiglia onesta e rispettata…
[…] Ah quante deve sopportarne una povera domestica, e come è sola! Può vivere presso famiglie numerose, allegre, rumorose! Come è sola sempre! La solitudine non è il vivere accanto agli altri, alla gente che non si interessa di voi, per la quale contate meno di un cane ingozzato di pasticcio, o di un fiore curato come un bimbo di gente ricca… di gente che vi offre solo le cianfrusaglie inutili o i resti andati a male […]
Ogni parola è un segno di disprezzo, ogni gesto vi spinge più in basso di una bestia… bisogna tacere; bisogna sorridere e ringraziare, a rischio di passare da ingrata o da cattiva… Qualche volta, pettinando le mie padrone, ho avuto la folle voglia di piantargli le unghie nel cranio, di solcare il loro petto con i miei artigli…”

Suscitò grande scalpore al momento della sua pubblicazione (1900) questo romanzo di Octave Mirbeau che Elliot ha recentemente riproposto in una nuova traduzione a cura di Luisa Moscardini.
Utilizzando l’artificio del diario scritto dalla giovane Celestine, cameriera di bell’aspetto e dal carattere intraprendente e disinibito, l’autore si diverte a mettere in scena un catalogo variegato di vizi e perversioni per denunciare il perbenismo ipocrita della borghesia francese della fine del XIX secolo. E non risparmia davvero nessuno: ricchi proprietari terrieri, militari, scrittori e intellettuali ma anche sacerdoti e suore. Tutti nascondono sotto l’apparenza impeccabile una moralità ambigua, fatta di piccole grandi meschinità, vizi, vere e proprie perversioni di cui la giovane cameriera diventa suo malgrado osservatrice lucida e, in alcuni casi, vittima.

Se i ricchi committenti escono a pezzi dal ritratto impietoso che lo scrittore ne traccia attraverso lo sguardo disincantato della protagonista, allo stesso tempo la condizione dei domestici risulta davvero dura e piena di difficoltà. Oltre a fare i conti con il lavoro, faticoso e mal pagato, infatti, dalle pagine del diario di Celestine apprendiamo come una domestica giovane e “più che graziosa” come lei abbia un duplice problema da fronteggiare: gestire le mire sessuali del padrone di casa – a cui la preda può decidere di accondiscendere per puro piacere o per convenienza – e l’accanimento di padrone bisbetiche che riversano sulla povera malcapitata tutto il loro bagaglio di nevrosi, frustrazioni e gelosia.
In effetti, alternando il racconto tra presente e alcune esperienze passate a cui la ragazza ripensa, soprattutto perché rimpiange di aver abbandonato Parigi e il bel mondo per andarsi a rinchiudere nella noia della provincia, il romanzo racchiude all’interno di una cornice narrativa diversi episodi che sono quasi delle brevi novelle. In alcuni casi Celestine vi compare anche come protagonista attiva; in altri solo come spettatrice che riferisce eventi e stranezze di cui è stata testimone o che le sono stati raccontati.

Celestine è un animo inquieto, che non riesce ad accontentarsi, a riposarsi e a sentirsi appagata ma desidera sempre un “altrove” immaginario. Questo la porta a incontrare molte persone, con cui il lavoro le impone di entrare in stretta intimità.
La carrellata di personaggi è davvero multiforme e ci viene descritta con vivacità e realismo da Celestine, che non si tira indietro davanti a niente, neanche alle peggiori bassezze. Ne viene fuori il ritratto di un’umanità preda di vizi e stranezze, manie e inquietudini varie. Continua a leggere

Malefica luna d’agosto

02845f9b9b7aaa54daf60d16d1559f8e_M“Un padre misantropo, una madre isterica, una nonna pazza innamorata di un cane ringhioso… per non parlare dello zio pipistrello sullo sfondo. Sarebbe stato troppo per chiunque. Giuliano aveva avvertito fin dentro la culla il peso di questa famiglia strampalata, che puntava su di lui per ritrovare il bandolo della matassa, e già da allora aveva deciso che non se la sentiva”.

Per raccontare le complesse dinamiche che regolano i rapporti familiari, tra educazione, genetica, desiderio di affermare la propria identità in continuità o contrapposizione con le proprie radici, Cristina Guarducci costruisce un romanzo a tratti surreale e venato di elementi macabri, in cui la risoluzione dei conflitti passa attraverso il superamento di antichi rancori e segreti svelati.
La Maremma assolata e rigogliosa di piena estate fa da sfondo alle vicende di una ricca famiglia alle prese con un’eredità contesa in tre giorni di caldo torrido e “colloso” e tre notti di luna piena che con i suoi vapori crea “turbini, speranze e squilibri” soprattutto nelle protagoniste femminili, che vedremo combattere per affermare la propria identità, per difendere il proprio amore o i propri interessi economici.
Nonostante l’eredità contesa dai due rami della famiglia Guastaldi sia legata alla discendenza maschile, infatti, ad emergere per sensibilità, intraprendenza e coraggio sono proprio le donne: mogli, figlie e l’anziana nonna. Continua a leggere

La melodia di Vienna

copertina_1345“I rapporti di proprietà erano chiarissimi, constatò Franz, e solo dei “piantagrane pagati” (questa, la sua definizione dei funzionari) potevano trovare dubbio l’aspetto giuridico della cosa. D’altra parte, gli aridi documenti gli avevano però fatto capire molte circostanze familiari sulle quali non aveva mai riflettuto: una famiglia longeva, gli Alt. Si erano sposati tardi, quasi tutti. E non tutti erano stati innocui agnellini, borghesi devoti e perbene […]. Avevano avuto fortuna, molta fortuna! Avrebbe desiderato considerare anche quello un fatto incontestabile. E tuttavia, senza riuscire a comprenderne la ragione, Franz sentiva che quelle carte ingiallite risvegliavano in lui l’impressione contraria.
Tra i deferenti annunci di matrimoni, nascite, decessi, celebrazioni turbate, v’erano tante cose non dette, forse funeste, di cattivo auspicio – chissà?
La scarna fantasia lo tradì. Erano veramente stati felici, i suoi predecessori del numero 10? Non se n’era mai curato. Ora gli avrebbe fatto piacere saperlo”.

Ho colpevolmente trascurato per mesi questo romanzo, un po’ intimidita dalla mole delle pagine, ma fortunatamente un recente viaggio in treno è stato occasione per una lunga e appassionante sessione di lettura…
La melodia di Vienna intreccia le vicende di tre generazioni di una ricca famiglia di fabbricanti di pianoforti con la storia dell’Austria – e quindi dell’Europa – dalla fine dell’Ottocento alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, che porta con sé un ampio bagaglio di questioni filosofiche, estetiche, culturali.
La prima metà è praticamente scivolata via: una volta presa confidenza con l’articolato albero genealogico della famigli Alt, tra nomi e gradi di parentela di membri di discendenza diretta o acquisiti, il libro mi ha conquistata.
Pubblicato originariamente nel 1944, e recentemente uscito in una nuova traduzione in Italia per E/O, il romanzo di Ernst Lothar è una sorta di versione austriaca de’ I Buddenbrook di Thomas Mann, con un senso di decadenza che incombe sulla famiglia protagonista – e parallelamente sulle vicende storiche che segnano la fine dell’impero asburgico – fin dalle prime pagine.
Rispetto al romanzo di Mann però è passato qualche decennio: qui la psicanalisi e il flusso di coscienza sono ormai un dato acquisito e pervadono abbondantemente la scrittura. Oltre ad essere Freud uno dei personaggi storici presenti nel romanzo, vediamo spesso registrati sulle pagine il pensiero e gli stati d’animo dei protagonisti, non completamente in sintonia con le parole da loro pronunciate. Sensazioni visive, suoni, impressioni producono un senso di straniamento e disallineamento rispetto alla realtà contingente tipico dell’uomo che ha scoperto la forza dell’inconscio e delle nevrosi.
Christoph Alt, capostipite della famiglia e fondatore della fabbrica di pianoforti – pregiati strumenti unanimemente riconosciuti come “la melodia di Vienna” – ha stabilito nel proprio testamento che per avere dritto all’eredità, tutti i discendenti debbano vivere nella grande casa da lui fatta costruire nel cuore di Vienna, edificio che si rivelerà imperturbabile ai cambiamenti epocali che investiranno l’Austria, diventando progressivamente per i suoi abitanti una gabbia, una prigione, una “casa di fantasmi”. Continua a leggere

Roma vista controvento

EDGT46237g“Bene, l’ideale sottotitolo invisibile di questo racconto cittadino strampalato e tuttavia quasi enciclopedico, nonostante il rifiuto dell’ordine alfabetico a favore di un crescendo analogico se non addirittura magico, di più, stocastico; un termine, quest’ultimo, che però in una città cinica come la nostra sarebbe meglio non utilizzare, e che viene da quel suggerimento casuale, proprio un libretto di istruzioni, una guida che butti a mare, anzi, nel Tevere, ogni possibile luogo comune, una guida lontana dai conformismi, una guida antituristica, meglio, una guida controvento: il sole del piacere dell’osservazione libera sempre in faccia, una guida comunque dedicata a luoghi, eventi, memorie, ricorsi, dettagli, squarci, sfratti, anfratti, tane, oggetti, posti reali, set trascorsi, luoghi fantastici, fantasmi tout court, mausolei e semplici fornetti; e facce e ancora facce: di antichi imperatori su medaglioni e sesterzi e di semplici attori incapaci stampati sui rotocalchi e poi sui magazine diffusi ai Parioli; il magazzino di una capitale dove risiedono ministeri, ambasciate, direzioni generali, logge, consorzi, associazioni combattentistiche, enti morali e perfino per statuto immorali, e ovviamente la salvifica Curia che di uffici ne conta altrettanti”.

Fandango libri ha celebrato il Natale di Roma con la presentazione del nuovo libro di Fulvio Abbate, Roma vista controvento, una guida-racconto piena di notizie e divagazioni suoi luoghi e sull’antropologia della città eterna, pervasa dall’ironia tagliente e dissacrante dello scrittore siciliano ormai romano d’adozione.
Insieme all’autore, c’erano la giornalista romana Barbara Palombelli e Carlo Verdone, icona di romanità e autore della prefazione del libro in cui ritroviamo tutta la sensibilità, l’ironia, lo sguardo lucido e disincantato di tanti suoi film.
Secondo Palombelli, questo di Abbate è un libro perfetto per i romani, che hanno la “smania”, sono sempre di fretta: non si sa dove vanno ma ci vanno di fretta. É perfetto perché composto da tanti piccoli capitoli, di 2/3 pagine, quindi si può leggere in brevi intervalli, ad esempio ai semafori.
L’autore ci racconta che da ragazzo, negli anni Sessanta, sentiva il bisogno almeno una volta all’anno di venire a Roma, anche solo per cercare capi di abbigliamento particolari. Roma era allora un luogo paradigmatico, la città dove stavano tanti attori famosi.
A Palermo si diceva: “Noi siamo qui, il Papa è a Roma”. Essere diventato parte di questo luogo avvolto di luce magica ha portato nel tempo a sentire il bisogno di divenirne anche esegeta. Anche se purtroppo incanto e magia sono almeno in parte andati perduti.
Con l’amico Verdone si scoprono vicini di casa a Monteverde vecchio, entrambi frequentatori dello stesso caffè dove, a colazione, nascono conversazioni semiserie su lutti, malattie e consigli su farmaci e cure più adeguate.
Il primo incontro parte da una comune amica venuta a mancare e parlando, piano piano, Verdone prende coscienza che sotto il cappotto Fulvio Abbate ha il pigiama e le ciabatte… a quel punto l’atmosfera si scioglie inevitabilmente, perché stai parlando con uno in pigiama! Continua a leggere