La casa delle bambole

Bambole“All’hotel alloggiavano ragazze molto diverse fra loro. Come facevano ad andare d’accordo? O non succedeva?”
“Santo cielo, no. Il Barbizon aveva un rigido sistema di classi. Al vertice c’erano le modelle, poi venivano le apprendiste redattrici di Mademoiselle e le altre che lavoravano nell’editoria. L’ultimo gradino era costituito dalle ragazze Gibbs”.
“E come mai?”
“Lo scopo era accalappiare un uomo prima possibile. Certo, ci vantavamo tutte di lavorare e di essere indipendenti. Ma quello che guadagnavamo era solo argent de poche. Erano i nostri genitori a pagare i conti finché non ci consegnavano al Principe Azzurro”.

Ormai è piuttosto evidente – immagino – quanto mi piacciono i libri che raccontano storie di donne alle prese con l’affermazione di sè a discapito del ruolo che la società e le convenzioni vorrebbero assegnare loro… E quella raccontata nel primo romanzo della giornalista americana Fiona Davis, La casa delle Bambole, è proprio una bella storia di indipendenza femminile, che prende spunto dalle vicende di un edificio che per decenni ha ospitato le ragazze che arrivavano a New York dalla provincia americana, in cerca della loro strada. Tra le sue inquiline ci sono state la poetessa Sylvia Plath, Grace Kelly, Liza Minnelli…
Costruito nel 1927, il Barbizon Hotel era un’accogliente e prestigiosa residenza, proprio nel cuore di Manhattan, dove le ragazze potevano abitare mentre frequentavano scuole professionali o tentavano la carriera di attrici o modelle. Per essere ammesse al Barbizon occorrevano tre lettere di referenza; nella struttura vigevano regole molto severe sull’abbigliamento e gli uomini erano ammessi solo nei locali al piano terra. In fondo, però, per la maggior parte di loro la ricerca di un lavoro era poco più che un pretesto in attesa che si presentasse l’occasione di una vita: l’uomo giusto da sposare, possibilmente di bell’aspetto, ricco e con una buona posizione.
Non è di quest’avviso Darby Mc Laughlin, che nel 1952 arriva a New York dall’Ohio per frequentare la scuola Katie Gibbs, dove avrebbero fatto di lei una perfetta segretaria. La prospettiva non è molto allettante per la ragazza – lettrice appassionata di Shakespeare, amerebbe lavorare nell’editoria – che cerca però di fare del suo meglio a scuola, durante le noiosissime lezioni di stenografia, dattilografia o conversazione telefonica, convinta dalla madre che diventare segretaria sia il massimo a cui possa aspirare. Di una cosa però Darby è sicura: non ha assolutamente intenzione di sposarsi e vuole essere indipendente. Non si sente e non vuole essere considerata una delle “Bambole” del Barbizon, come invece i giovani chiamano le bellissime modelle del 6° piano dell’hotel, le “giraffe” dalle lunghe gambe, sempre curate e alla moda: accanto a loro Darby si sente a disagio e inadeguata, e il suo essere diversa la espone anche a rimanere vittima dei loro soprusi. Riuscirà a tenere testa alle affascinanti e ambigue “gazzelle” solo grazie all’amicizia e al sostegno di Esme, la cameriera portoricana da cui si lascerà trascinare nel vortice dei locali notturni della città, dove si suona il bebop, una musica che ti cattura l’anima e ti coinvolge in un ritmo a cui è difficile resistere. Ma presto sarà evidente che le notti newyorkesi sono popolate anche di personaggi equivoci e la droga è una compagna immancabile delle serate di musicisti e avventori dei locali.
A ricostruire la storia di Darby è la giornalista Rose Lewin, che nel 2016 si trasferisce al Barbizon Palace, ormai trasformato in lussuoso condominio, incuriosita dalle vecchie signore del quarto piano, le ultime inquiline della residenza femminile, a cui è stato permesso di rimanere nello stabile – in appartamenti meno prestigiosi e ad affitto calmierato – quando appunto l’hotel è stato venduto e ristrutturato. È in un momento particolare della sua vita Rose e forse proprio per questo si fa coinvolgere a livello personale dalla storia di Darby, che andando avanti nel racconto si tinge di giallo. Ho trovato molto interessante il modo in cui l’autrice è riuscita a mettere in relazione tra loro le due protagoniste del romanzo, le cui vicende procedono parallelamente nel libro, tra presente e passato che finiscono via via per intrecciarsi profondamente. Rose e Darby vengono entrambe da situazioni familiari complicate, ed entrambe in qualche modo devono lottare per riuscire ad affermare il proprio diritto ad essere sé stesse e non ciò che qualcun altro intorno a loro vorrebbe. Rose, in particolare, attraverso la vicenda della giovane Darby prende coscienza di aver lentamente rinunciato alle sue ambizioni e ai suoi desideri, perseguendo il proprio percorso professionale e affermando la sua indipendenza, accontentandosi di essere semplicemente una “fidanzata”, proprio come accadeva alle ragazze degli anni Cinquanta….
Ma è proprio quando tutto le inizia a crollare intorno che Rose si rende conto di dover riprendere in mano la sua vita e recuperare la fiducia in sé, portando a termine l’inchiesta sulle ragazze del Barbizon, nonostante l’ottusità di un capo arrogante e mediocre, perché sente che fare luce sulla loro storia le darà la possibilità di capire più a fondo anche quello che lei realmente vuole (essere).

Fiona Davis
La Casa delle Bambole
Harper Collins Italia
406 pagine
18 euro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...