Conte(r)rò rimpianti

Rimpianti“Quanti ricordi.
Una scia di ricordi.
D’improvviso uno squasso un cataclisma.
È il caos!
Tutto affiora… e so.
So come sarebbe stato.
So come avrebbe potuto.
Come sarebbe cresciuto.
Come lo avremmo mantenuto.
Come lo avremmo saziato.
Ora so. Oggi so
che ho, avrò e
conte(r)rò
soprattutto rimpianti”.

Confesso di non essere un’abituale frequentatrice di poesia ma fortunatamente, a volte, capita che i libri ci sorprendano: arrivano da percorsi inaspettati, ci “trovano”, aprendo strade nuove, inesplorate o poco battute, dentro e fuori di noi. È stato appunto il caso di questa raccolta di poesie – spero non me ne vorrà l’autore, se mi permetto di definire tali quelli che invece nell’Avvertenza ci invita a considerare semplici “Pensieri sparsi” – che alla prima lettura ha scatenato in me emozioni fino al pianto. Forse un momento di particolare fragilità. Forse, semplicemente, la forza delle parole quando riescono a toccare corde profonde e riportare alla luce ricordi che credevamo rimossi, stati d’animo e sensazioni apparentemente in quiescienza risvegliati da una voce che si rivela a se stessa e a noi lettori rompendo il ritmo regolare dell’abitudine, aprendo una breccia nel rumore della quotidianità, che ci impedisce in condizioni normali di ascoltarci in maniera autentica.
Passata la prima ondata emotiva, ho avuto modo di riprendere in mano le poesie, rileggerle e assaporarne più lentamente e pienamente l’intensità e allo stesso tempo la delicatezza, l’essenzialità dello stile asciutto, scarno, a tratti reso però più vivido dall’accumulo di aggettivi, verbi e sostantivi con cui l’autore ci restituisce in mille sfaccettature la complessità e contraddittorietà dei propri stati d’animo.
È una voce che prende vita nel tempo sospeso dell’estate, il tempo dei ricordi, o forse dell’attesa di qualcosa che accadrà, grazie al manifestarsi di una consapevolezza emotiva che scaturisce da un oggetto, un’immagine che ritorna in mente furtiva, aprendo uno scrigno di memorie, rievocando istanti, sensazioni, parole ricordate o non dette. Una poesia vorticosa di parole, aggettivi che si rincorrono per rendere sensazioni, desideri, aspettative ma anche poesia di silenzi, pause in cui la voce si ferma ad ascoltare ricordi, che riaffiorano inaspettati, o evocati da un suono, un odore, un luogo, uno scorcio di paesaggio, che diventa metafora dello stato d’animo dell’autore. Una voce delicata e potente che si ferma a raccontare l’amore, in tutte le sue sfumature e manifestazioni. C’è l’attesa, il desiderio, ma anche l’amore fisico in tutta la sua sensualità e carnalità, che si manifesta in gesti, sensazioni tattili, odori. C’è l’amore passato, quello provato e non confessato, “negato”, “oscurato” o “taciuto”, l’amore perso e rimpianto nel passare delle stagioni che ne hanno mutato l’essenza. Un amore desiderato, vagheggiato, sognato, ricordato, rimpianto con calore, passione, malinconia, tenerezza.
Ma soprattutto l’amore si rivela potente strumento di conoscenza di sé. L’altro, l’amato, è specchio in cui (ri)vedere la propria immagine, attraverso cui conoscere i propri sentimenti e desideri, che racconta ciò che eravamo e siamo diventati.
Nella seconda parte sono stati raccolti gli “Spunti”, pensieri che non hanno trovato una definizione compiuta nella coerenza del racconto composto nella prima parte, ma che l’autore vuole lasciarci comunque come proposte e suggestioni prima che si ricomponga il tempo della “normalità”, della quotidianità. E, infine, via libera ai ricordi, quelli poetici in sé perché appartengono alla dimensione dell’infanzia e della giovinezza, quando tutto, leopardianamente, è dolce perché avvolto in una luce dorata in grado di trasfigurare momenti, situazioni, luoghi che riprendono vita nella memoria riportando al tempo della spensieratezza: la scuola, i giochi, le vacanze estive, il Natale, gesti e volti di persone care, anche quelle perdute, il cui ricordo rimane vivo e presente.

LuÇ Âme
Conte(r)rò rimpianti
Aracne Editrice – Ragnatele
8,00 euro

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