Suite francese

978-88-541-7937-0“Trasalì. Aveva aperto il pianoforte; riconobbe l’urto del coperchio sollevato e il cigolio dello sgabello che ruotava. No! Ad ogni modo non si sarebbe messo a suonare in piena notte!
É vero che erano solo le nove. Forse nel resto del mondo la gente non andava a letto così presto… Sì, stava suonando. Lei ascoltava, chinando la fronte, mordendosi nervosamente le labbra. Più che un arpeggio fu una sorta di sospiro che saliva dalla tastiera, un palpito di note; lui le sfiorava, le carezzava e terminò con un trillo leggero e rapido come un canto di uccello. Tutto tacque.
Lucile restò a lungo immobile, con il pettine in mano, i capelli sciolti sulle spalle. Poi sospirò, pensò vagamente: “Peccato!”. (Peccato che il silenzio fosse tanto profondo? Peccato che quel ragazzo avesse smesso di suonare? Peccato che fosse là, lui, l’invasore, il nemico, lui e non un altro?). Con la mano la giovane fece un piccolo gesto irritato come a scacciare un lembo di aria pesante, irrespirabile. Peccato… E si distese nel grande letto vuoto”.

Probabilmente se non avessi letto il romanzo, il film mi sarebbe piaciuto molto di più. Riesce a rendere bene contesto e atmosfere e gli attori sono bravi e intensi. Soprattutto riesce a rappresentare efficacemente quel complesso di meschinità e rancori che in una cittadina di provincia scatenano odio e ripicche tra famiglie su cui nemmeno l’occupazione forzata da parte di un nemico straniero riesce a prevalere. Rispetto al romanzo, però, il film accelera e semplifica, forse inevitabilmente…
Il libro è davvero magnifico nella lucidità con cui mette in scena un’umanità priva di qualunque barlume di salvezza o appiglio consolatorio. Sono felice che l’uscita del film mi abbia permesso di recuperare un romanzo così bello, che mi era colpevolmente sfuggito al momento della sua pubblicazione.
Nelle intenzioni di Irène Némirovsky Suite Francese sarebbe stato un grande affresco sulla Francia durante la Seconda guerra mondiale e il periodo dell’occupazione tedesca: un’epopea alla Guerra e Pace, suddivisa in cinque momenti. Ne furono portati a compimento solo due, Tempesta di giugno e Dolce, pubblicati postumi dalle figlie della scrittrice, morta nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1942 a soli 39 anni.
In musica, la suite (successione) è un insieme di brani, chiamati tempi (o movimenti), correlati e pensati per essere suonati in sequenza. I capitoli della Suite francese sono quindi una successione di brani, movimenti musicali di una sinfonia in cui si alternano ritmi e tonalità diversi a comporre un racconto corale di situazioni e tipi umani molto diversi tra loro studiandone caratteristiche e comportamenti in un momento storico altamente tragico.
Il regista del film sceglie di concentrare l’attenzione sul secondo movimento, ambientato in una cittadina alle porte di Parigi occupata dai tedeschi a seguito della firma dell’armistizio nel giugno 1940. Alcune scene che raccontano la fuga della popolazione dalla capitale sotto i bombardamenti tedeschi sono l’espediente per inserire riferimenti al primo movimento del romanzo, incentrato proprio sull’esodo dei parigini per mettersi in salvo dall’imminente invasione.
Tempesta di giugno è costruito come una successione di capitoli che spostano di volta in volta il punto di vista su diversi personaggi nella loro odissea: la moglie e i figli del direttore di un museo, uno snob e abitudinario scrittore, una coppia di anziani coniugi impiegati di banca, il direttore della stessa banca e la sua amante ballerina, un raffinato e gretto collezionista di opere d’arte. La difficoltà è duplice: trovare un mezzo di trasporto o la benzina per rifornire l’auto e riuscire a portare via con sé più cose possibili.
É un’umanità desolata quella su cui l’autrice posa il suo sguardo, in cui praticamente non si salva nessuno: si sopravvive solo attraverso la sopraffazione dell’altro, il furto, l’inganno, addirittura l’omicidio: non ci sono limiti di età, ceto sociale o cultura che contravvengano a questa legge.
La scrittura procede impietosa a registrare azioni, pensieri, calcoli e opportunismo; si insinua nei dettagli e porta alla luce i moti più nascosti e abietti dell’animo umano.
Colpisce il contrasto tra questo quadro di umana desolazione e la bellezza sfacciata della natura, che prosegue i suoi ritmi vitali e viene immortalata dall’autrice in tutta la bellezza e sensualità dell’estate, con i suoi colori e profumi e gli animali che sentono i propri sensi rinvigoriti dal contatto con una campagna lussureggiante.
Rispetto al ritmo serrato del primo movimento, nel secondo, Dolce, l’andamento rallenta e l’obiettivo si concentra su un unico luogo, una cittadina alle porte di Parigi, appena occupata dai tedeschi, con molte scene in interno.
L’autrice continua la sua analisi antropologica e la popolazione di Bussy le fornisce davvero un ampio spettro di miserie e meschinità.
Sulla nazionalità e la comunione tra concittadini prevale lo spirito di classe che spinge la borghesia e i notabili locali a entrare in sodalizio con l’occupante straniero per difendere i propri interessi rispetto ai lavoratori, ai contadini che potrebbero approfittare della guerra per mettere in discussione lo status quo.
Lucile è una creatura completamente estranea a questo contesto. Ha un animo gentile, ama i libri e la musica, che sono il suo unico conforto in un’esistenza per il resto preda di solitudine e incomprensione. Vive da ospite indesiderata in casa della ricca e tirannica suocera, madame Angellier, mentre il marito è prigioniero di guerra. Un marito che non ama, con cui non è mai riuscita a entrare in sintonia, che ha sposato solo per compiacere suo padre.
Bruno von Falck, il bell’ufficiale tedesco che viene alloggiato in casa Angellier, invece, ha modi gentili, ama la letteratura, l’arte e, soprattutto, la musica. In lui Lucile trova, a dispetto della storia che dovrebbe fare di loro dei nemici, un’anima sensibile con cui confidarsi, con cui condividere i propri pensieri e alleviare le angosce.
Anche in questo caso la scrittura deve fermarsi sui dettagli, per indagare i sentimenti contrastanti dei due protagonisti e cercare di comprendere da sguardi, gesti e silenzi – molto più che dalle parole – quello che provano.
Quando Bruno e Lucile sono insieme è come se il tempo si fermasse, come se la “tempesta” rimanesse chiusa fuori dalla porta perché vivono un’altra dimensione. La musica in particolare li avvicina e abbatte le barriere tra loro e accompagna quella che secondo me è la scena più emozionante del romanzo.
In una fase in cui i sentimenti sono ancora incerti e inespressi, una sera, per suonare liberamente, Bruno si toglie l’anello e lo porge meccanicamente a Lucile, che lo prende e per un (lunghissimo) momento lo tiene nella mano ancora tiepido del contatto con le dita di lui.
Il regista “butta via” velocemente questo sensuale e delicatissimo gesto e la scena passa quasi inosservata. Peccato…
Uno degli aspetti che più ho amato del romanzo, insieme alla possibilità di vedere la guerra raccontata da una prospettiva femminile e praticamente in presa diretta, è proprio la scrittura che indugia a cogliere piccoli dettagli, sfumature, pause e silenzi. Forse è difficile rendere tutto questo in immagini perché il cinema per definizione è movimento? Perché il cinema, diversamente dalle parole, non si può “fermare” e le cose devono accadere per essere raccontate?

Irène Némirovsky
Suite francese
384 pagine
Newton Compton editori
9,90 euro

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