O Lost

O_lostVedeva la sua vita, lontana, in fondo alla solenne prospettiva di un sentiero alberato nella foresta, e capiva che sarebbe sempre stato un uomo triste: costretta nel piccolo volume del suo cranio, prigioniera di quel cuore pulsante e segretissimo, la sua vita avrebbe sempre percorso sentieri solitari. Perduto. […] Era passato da un mistero all’altro: da qualche parte, dentro e fuori dalla sua coscienza, aveva udito un lontano scampanio, come provenisse da sotto il mare, e nell’ascoltarlo il fantasma di un ricordo gli aveva attraversato la mente; per un attimo sentì di aver quasi ritrovato tutto quel che aveva perduto. Poi quell’attimo si dissipò come fumo; e lui seppe che non avrebbe mai più potuto ritrovare quella strada”.

Un romanzo di 750 pagine è decisamente un lusso: richiede una lettura totalizzante e, per non perdere l’impressione d’insieme con un’eccessiva frammentazione, il più possibile continuativa, difficile da conciliare con le normali giornate lavorative. Ho acquistato questo libro qualche mese fa, proprio in prospettiva delle vacanze estive, sperando di potermi concedere appunto il lusso di intere giornate da dedicare alla lettura, per “venire a capo” di una mole così voluminosa di pagine nel più breve tempo possibile…
Il romanzo si è rivelato davvero un’esperienza molto intensa, per la molteplicità e profondità dei temi affrontati e lo stile con cui è scritto, composito e rigoglioso, espressivo, ricco di descrizioni, sensazioni visive, sonore, colori, profumi, sapori, citazioni letterarie, per rendere la ricchezza dell’apparato sensoriale del protagonista, causa e allo stesso tempo conseguenza della sua estrema sensibilità (strepitoso il lavoro delle traduttrici Maria Baiocchi e Anna Tagliavini). Anche se narrato in terza persona, procedendo via via nella lettura, ci rendiamo conto che fatti, persone, luoghi, situazioni vengono descritti dal punto di vista del protagonista del romanzo, Eugene Gant, filtrati attraverso il suo sensibilissimo apparato percettivo e di emozioni, che ci restituisce fin negli aspetti più minuziosi caratteristiche, sapori, suoni, colori, qualità e ripercussioni sui suoi pensieri e stati d’animo.

O Lost – Storia della vita perduta
è la prima traduzione italiana (e prima edizione europea) della versione integrale del romanzo di Thomas Wolf, pubblicato nel 1929 in America in versione pesantemente editata e ridotta, a causa dell’eccessiva lunghezza, con il titolo Look homeward, Angel (di questa versione, uscì la traduzione italiana Angelo, guarda il passato per Einaudi nel 1949). La prefazione di Riccardo Reim ci introduce l’opera e ne racconta il travagliato percorso di pubblicazione, aiutandoci anche a inquadrare Thomas Wolfe, uno dei grandi romanzieri americani del Novecento, al pari di Hemingway e Fitzgerald. Ci aiuta anche a rintracciare gli elementi autobiografici confluiti nel romanzo, a partire dall’aspetto fisico dell’autore, altissimo e magro, con i capelli arruffati e dall’andatura dinoccolata, di cui ritroviamo le sembianze e gli atteggiamenti in Eugene. Di conseguenza, in qualche modo finiremo per associare visivamente l’aspetto materiale del romanzo, questo volume dalle dimensioni fuori della media, all’aspetto del protagonista, di cui in sostanza rappresenta la vita, soprattutto la (debordante) vita interiore.
Il problema è come farò io a non risultare a mia volta debordante, perché sono moltissime le cose che vorrei raccontarvi su questo romanzo… Intanto l’impazienza e curiosità, perché prima della nascita di Eugene dovremo aspettare circa un centinaio di pagine, tornando indietro all’arrivo di suo nonno Gilbert negli Stati Uniti dall’Inghilterra nel 1837 e alla giovinezza di suo padre Oliver. Il lungo prologo (che rende il romanzo di formazione una saga familiare e, invece, venne quasi completamente eliminato nell’edizione del ’29) ci introdurrà alcuni elementi fondamentali del romanzo, a cominciare dal tono epico con cui sono raccontati gli eventi, e sarà indispensabile per poter rintracciare nel padre e nel nonno, entrambi animati da un desiderio di scoperta, di viaggi, di raggiungere un “altrove” che impedirà loro di sentirsi mai completamente a casa nel posto in cui vivono, il germe dell’inquietudine che caratterizzerà l’ultimo maschio nato in casa Gant. Venuto alla luce in una tempestosa notte dell’autunno 1900, ultimo dei sei figli di un padre alcolizzato che passerà il resto della vita a rimpiangere di aver abbandonato troppo presto la fattoria materna della Pennsylvania, che nel ricordo si illuminerà della luce dorata del mito e della nostalgia, e di una madre, Julia Pentland, che dedicherà anima e corpo ad accumulare denaro e proprietà immobiliari, trascurando completamente la cura dei suoi figli, allevando in particolare Eugene, fin da piccolissimo, nella pensione da lei gestita, privandolo dunque della possibilità di crescere sentendosi protetto e al riparo in un “nido” sicuro e inviolabile. Da quella casa non-casa e da una famiglia ingombrante, tra recriminazioni, invidie, sensi di colpa, Eugene sentirà precocemente il bisogno di fuggire: a soli due anni approfitta di un buco nella recinzione del giardino e sguscia via, ma in molte altre occasioni se ne andrà da solo, a vivere le sue avventure in assoluta libertà, lontano dalla cittadina di Altamont, decisamente un orizzonte troppo limitato per lui.
La sua particolare sensibilità ne alimenta precocemente l’immaginazione, producendo uno strappo tra il bambino e il mondo che lo circonda, che verrà progressivamente alimentato dalla passione per la lettura. Meravigliose le pagine in cui una scrittura concitata ci restituisce tutto l’entusiasmo del fervido lettore, raccontando le giornate passate dal ragazzo in biblioteca a divorare tutti i volumi disponibili, nutrendo con libri di viaggio, atlanti illustrati e romanzi la propria “fame” di avventura e gloria. Letteralmente fame di vita, di scoperta che divora Eugene e lo spinge a voler conoscere e appropriarsi di tutto (non ha ancora due anni, quando, incuriosito, con un gesto istintivo ingoia una mosca)…
In Eugene cresce uno “straniero”, un angelo perduto che affiora nei momenti di particolare passione, a contatto con la bellezza della natura o di una donna o, al contrario, nei momenti di particolare disperazione, sconforto, tristezza, che portano con sé memoria e sensazioni di un mondo di purezza irrecuperabile, a cui il nostro aspira di tornare, sfuggendo a una realtà di grettezza e mediocrità a cui rimane inesorabilmente estraneo e incompreso. Eugene è una creatura proiettata verso l’alto (non ha nemmeno 18 anni ed è già alto due metri), un idealista, in cui le letture giovanili hanno infuso valori da cavaliere medievale, che sogna un futuro di gloria e amore. Eugene è vittima di una lacerazione che divide il suo io tra una parte profonda e insondabile, sconosciuta al mondo esterno, a cui invece appare l’involucro attraverso cui il ragazzo si relaziona con la realtà, fatto di inadeguatezza, goffaggini, esitazioni, senso di vergogna e frustrazione. Quando conosce e si innamora di Laura James, riversa su di lei tutto il suo bagaglio di poesia e romanticismo, idealizzandola come l’eroina di un romanzo cavalleresco medievale, rispetto a cui la prospettiva molto più prosaica e concreta di una vita matrimoniale insieme lo fa inorridire…
Eugene è, insomma, un predestinato: ha sogni e desideri troppo alti, che non potranno altro che scontrarsi con la realtà e rimanerne delusi. Lo seguiamo negli anni dorati dell’università, condividendone successi, speranze e vaneggiamenti, le difficoltà di relazione con gli altri studenti, la scoperta dell’amore per il teatro e il desiderio frustrato di andare a conquistare in guerra quella gloria a cui si sente destinato sopra ogni altro sulla terra. Lo vedremo preda di stati di euforia e profonde crisi depressive, momenti sublimi e scatti violenti di rabbia e furore, interrogandoci – come lui, del resto – su quale futuro possa attendere un personaggio così complesso e complicato, che ameremo a seconda di quante affinità riusciremo a trovare con lui…

Thomas Wolfe
O Lost
Storia della vita perduta
764 pagine
Elliot edizioni
29,00 euro

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