Le reputazioni

5533457La colpa ce l’hanno le sue ossa, pensava Mallarino, tutta la colpa ce l’hanno sempre le ossa e le cartilagini, e poi pensò: le ossa sono l’unica cosa che conta; in esse, nella forma del cranio e nel’angolo del naso, nell’ampiezza della fronte e nella forza o nella pusillanimità della mascella e nei buchi del mento, nei suoi delicati o bruschi pendii, nelle ombre più o meno intense risiedono la reputazione e l’immagine: datemi un osso e muoverò il mondo. I politici non lo sapevano, non se n’erano ancora resi conto, o forse sì, ma d’altro canto non c’erano vie d’uscita: nasciamo con queste ossa, è molto difficile cambiarle, e quindi cammineremo nella vita sempre con le stesse vulnerabilità, o sforzandoci di compensarle […]”.

Il disegnatore satirico ha un grande potere: può influenzare i pensieri della gente, distruggere la reputazione di uomini anche molto potenti, mettendo a nudo con veloci tratti di matita miserie, vizi, scheletri nascosti nell’armadio. Ma proprio in virtù di questo potere, il disegnatore satirico ha, a sua volta, una reputazione da difendere, di integrità e rigore nel relazionarsi ai soggetti ritratti; non può affermare il falso, “le caricature possono esagerare la realtà ma non inventarla. Possono distorcere ma non mentire”.
Javier Mallarino è il più grande disegnatore satirico colombiano; dopo quarant’anni di carriera, è diventato la “coscienza critica del suo paese”, rispettato e temuto da politici e militari, davanti a cui non ha mai piegato la schiena. Proprio il giorno in cui si appresta a ricevere il pubblico riconoscimento da parte del governo, quindi in sostanza da coloro che sono stati le vittime del suo lavoro, riviviamo attraverso i suoi ricordi, che si intrecciano con gli eventi presenti, gli inizi della sua carriera, le difficoltà incontrate prima del successo, che coinciderà con il fallimento del suo matrimonio e il difficile rapporto con la figlia.
Presente e passato si intrecciano nella memoria del protagonista del romanzo di Juan Gabriel Vásquez, mescolando ricordi più o meno sfocati alla contemporaneità. Attraverso gli occhi di Mallarino, la sua attenzione ai gesti, alla fisionomia dei suoi interlocutori sempre alla ricerca di un’autenticità che vada oltre le parole, ma anche muovendoci a ritroso nella sua memoria per recuperare un episodio increscioso che si riaffaccia da un passato rimosso, veniamo accompagnati in una riflessione sul rapporto tra verità e inganno, sul potere della memoria di “ricordare” ciò che non è accaduto, sul rapporto tra cosa siamo realmente e come ci vedono gli altri. Le certezze di Mallarino, che per quarant’anni ha fondato la sua carriera e il suo successo sulla convinzione di riuscire a cogliere l’essenza delle persone a dispetto delle apparenze, trasportandola nei propri disegni, saranno messe in crisi dall’incontro con una giovane donna che gli chiede di cercare dentro la sua memoria e ricomporre i tasselli di qualcosa che è accaduto trent’anni prima ed è stato rimosso velocemente da entrambi, cancellato, quasi “corretto” come si correggono gli errori su una tela, coprendoli con una pennellata che nasconde ciò che c’è sotto.
Con una scrittura nervosa, che registra dati esterni come dialoghi, gesti e movimenti dei personaggi e, simultaneamente, impressioni, sensazioni, associazioni di idee che affiorano improvvisamente nella loro mente, Vásquez si muove sul confine scivoloso tra verità e mistificazione, oggettività e inganno, facendoci dubitare della nostra capacità di giudicare fatti e persone e di riuscire a vederli per ciò che sono realmente. Allo stesso tempo, ci fa riflettere sul valore sociale della reputazione, una sorta di abito che ci viene cucito addosso, e corrisponde al modo in cui gli altri ci vedono. Non importa che quell’abito ci stia a pennello o meno; una volta indossato non possiamo più toglierlo o permettere che ce lo tolgano.

Juan Gabriel Vásquez
Le reputazioni
Feltrinelli
160 pagine
€ 16,00

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