Ammazzare le donne è facile. La ballata dell’uomo triste

AmmazzareledonneSe veramente vuoi levare di mezzo qualcuno, devi per forza ammazzarlo.
Dentro ammazzare c’è tutto: il mattatoio, la mazza, la forza del suono, la convinzione di chi tiene la vittima in un abbraccio senza scampo, la mamma cui si dedica il gesto, la responsabilità di chi compie il gesto. Inoltre dire io ti ammazzo è un gesto di attenzione, di affezione, di ambivalenza. Si dice ti ammazzo solo a qualcuno cui tieni molto. Dentro ammazzare c’è amare: l’unico amore possibile […] A morire sono capaci tutti, ammazzare è merito di pochi e dà il diritto a lanciare per primo il guanto. Un uomo nasce corroso da due tarli, cugini carnali tra di loro, il ridicolo e l’impotenza. Ammazzare – diventare un assassino e restare impunito – è l’antidoto adatto
”.

Monologo crudo, impietoso, talmente lucido e conseguente nelle sue argomentazioni da risultare a tratti farneticante, quello recitato dall’ingegner Cozzi davanti al luogo dove giacciono i poveri resti della moglie scomparsa; già, “scomparsa”, non morta, perché nessuno oltre lui sa che il corpo della donna si trova ormai sotto terra. Lo rincorrono sospetti, voci, indagini ma nessuno riesce ad andare fino in fondo nel dimostrare la sua colpevolezza e, anzi, quel circo mediatico che si è scatenato intorno a lui, fatto di chiacchiericcio televisivo, pareri di pseudoesperti, psicologi, criminologi, giornalisti, non fa altro che agevolare il suo gioco, confondendo le acque. Del resto, l’ingegnere ha fatto solo quello che era giusto: ristabilire l’ordine che sua moglie si rifiutava di rispettare, rimettendo le cose a posto, così come devono essere. L’uomo padrone di disporre a suo piacimento della donna che gli sta a fianco.
Non è mai riuscito a comprenderla fino in fondo quella moglie, anche dopo tanti anni di matrimonio e la nascita di due figli; riusciva a farlo sentire estraneo ai suoi pensieri, emozioni, desideri. Lei, “chiara”, colorata, affettuosa, sorridente, guardava la vita “come una bambina davanti alle giostre”; lui “scuro”, diretto, anaffettivo, violento, abituato a prendere senza chiedere.
Impossibile da comprendere quella moglie che riversava sui loro figli affetto e tenerezze da lui mai ricevute da una madre che, invece, gli ha insegnato a mantenere sempre alta la guardia, a non esprimere i suoi sentimenti… Ha dovuto ucciderla la “Viola sdegnosa” per riuscire a impossessarsene definitivamente; aveva provato a cambiarle il nome in un più dolce e rassicurante “Rosa”, ma lei non si è mai piegata fino in fondo e continuava ad essere una creatura sfuggente, incomprensibile, dai pensieri misteriosi. Perfino adesso che si trova sotto terra, la donna si rifiuta di stare al suo posto e, con bellissima immagine, intensa e poetica, l’escrescenza purpurea, cresciuta sopra di lei – quasi le uscisse dal cuore o dalla bocca – è estrema espressione del suo desiderio di affermare, gridare la propria presenza a dispetto di qualcuno che voleva metterla a tacere per sempre.
Giuseppina Pieragostini mette la sua scrittura di donna (psicologa) al servizio di un’indagine nella mente maschile per cercare di comprendere le ragioni di un gesto così estremo; la scrittura alimenta il pensiero e riporta su carta ossessioni, fobie, nevrosi, fragilità e paure di un uomo che ha violentato la sua indole per apparire invulnerabile dall’esterno, arrivando a uccidere la moglie perché quotidianamente lo metteva di fronte a sue debolezze, a un senso di inadeguatezza che era necessario rimuovere per non soccombere. Terribile e spiazzante per il lettore prendere atto di come la violenza fisica possa essere generata dalla fragilità psicologica e dalla paura di scoprire la propria vulnerabilità di fronte a una creatura che mette in crisi solo per il fatto di esistere, facendo scricchiolare le proprie labili certezze.
Assurdo e tragicamente paradossale constatare che uccidere la moglie non è servito a “liberarsi” di lei, visto che, un anno dopo, l’uomo sente il bisogno di tornare dove è sepolta, “raccontarsi” cosa è successo, stare di nuovo insieme in un posto dove lui solo potrà trovarla ormai. Ucciderla è stato l’unico modo per “appropriarsi” completamente di ciò che, finché era in vita, non era riuscito ad avere.

Giuseppina Pieragostini, psicologa nel servizio sanitario nazionale, aggiunge a quello per la letteratura l’interesse per le storie delle persone. Ha pubblicato racconti brevi e lunghi (Vicino al Centro del Mondo, L’Età dell’Indecenza, La vendetta della Sepolta Viva di Rosaspina di Belvedere). Non dimentica mai, quando scrive, le favole del mondo contadino e le storie vere delle donne e degli uomini.

Nadio Delai, sociologo, già Direttore del Censis poi di RAIUNO, attuale Presidente di Ermeneia, è autore della postfazione.

Giuseppina Pieragostini
Ammazzare le donne è facile
La ballata dell’uomo triste
Fefè Editore
176 pagine
€ 9,00

 

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2 pensieri su “Ammazzare le donne è facile. La ballata dell’uomo triste

  1. Sono commossa da questa recensione perché realizza il sogno di chi scrive e cioè che qualcun altro continui a scrivere il suo libro. Infatti è molto di più di una recensione, è un camminarci dentro creando nuove diramazioni e possibilità. E’ mettere sulla carta l’operazione, difficile da rendere, che facciamo come lettori quando il testo è un pretesto per aprire nuove porte nel nostro immaginario. Grazie, grazie Giuseppina Pieragostini

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