Libri che parlano di libri

centolibriNegli ultimi mesi sono usciti diversi libri che parlano di libri: non credo si tratti di una semplice coincidenza… Evidentemente c’è una certa inquietudine nel mondo editoriale, soggetto da qualche anno a profondi cambiamenti che hanno messo in discussione la forma-libro consegnataci a seguito dell’invenzione della stampa e rimasta praticamente immutata per cinque secoli. I dati che registrano, anno dopo anno, un incessante calo dei lettori e i nuovi scenari aperti dall’editoria digitale alimentano riflessioni …
Ne’ I cento libri che rendono più ricca la nostra vita, Piero Dorfles, che ormai da molti anni si occupa di libri in radio e in TV, stila una lista di titoli a suo avviso imprescindibili tra i romanzi di tutti i tempi, classificati in base alla tematica trattata (avventura, sociale, storia, formazione, i romanzi-mondo etc.). É stata un’occasione per fare un po’ il punto della situazione con le mie letture fino a questo momento (bilancio non molto positivo, devo confessare…) ma, a parte questo, ho trovato interessanti spunti di riflessione soprattutto nella prima parte del libro, quella dedicata alle utopie negative. Le distopie, raccontate in importanti romanzi del Novecento, si presentano come mondi perfetti ma in realtà rappresentano le peggiori degenerazioni dello stato in senso totalitarista (prendono di mira soprattutto le degenerazioni del Comunismo). Si tratta di società che mirano all’omologazione degli individui per renderli innocui, succubi di un potere cieco e meccanico in cui i libri devono essere banditi, proibiti perché pericolosi o semplicemente dimenticati, perché ritenuti inutili (Fahreneit 451 di Ray Bradbury, Il mondo nuovo di Aldous Huxley), soppiantati dalla televisione, che rimane accesa tutto il giorno nelle case e declama a volume altissimo continuamente dati economici e bollettini di guerra (1984 di G. Orwell). Non serve, immagino, aggiungere altro… pensare poi che questi libri sono stati scritti tra gli anni ‘30 e l’inizio degli anni ’50 fa davvero impressione.
Proprio prendendo spunto, immagino, dalla fase contraddittoria che i libri stanno vivendo, altri due titoli si avventurano, in modi diversi e per certi aspetti complementari, a raccontare la storia, il valore, le caratteristiche del libro dalla sua nascita al giorno d’oggi: Breve storia del libro (a modo mio) di Andrea Kerbaker e Libro di Gian Arturo Ferrari.
Andrea Kerbaker, privilegiando i secoli a partire dall’invenzione della stampa, grazie a cui il libro ha assunto la forma a cui siamo abituati oggi, si propone di ricostruire come l’evoluzione del libro abbia rispecchiato quella della società e, a sua volta, ne sia stata influenzata sia negli aspetti materiali (scelte editoriali, generi, formati, tirature) che contenutistici. Libro di Gian Arturo Ferrari è invece un viaggio in tre tappe – che per semplificare potrei definire passato/manoscritto, attualità/libro stampato e futuro/ebook – con l’obiettivo di ripercorrere tutti i significati che si sono stratificati sull’oggetto e sul concetto “libro” dalle tavolette di argilla dei Sumeri ai tablet…
É stata molto interessante e proficua la lettura più o meno parallela dei due libri e per questo mi piacerebbe parlarne insieme, ma per risparmiarvi un post chilometrico penso sia meglio articolarlo in due momenti…

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