La cuoca di Himmler

ImmagineFino al mio ultimo respiro e anche più in là, crederò solo alla potenza dell’amore, delle risate e della vendetta. É lei ad aver guidato i miei passi in mezzo alle disgrazie, per oltre un secolo, e devo dire di non avere rimorsi, nemmeno oggi che sto per essere abbandonata dalla mia vecchia carcassa e mi preparo a scendere sottoterra”.

Per ripercorrere le pagine più drammatiche e sanguinarie del Novecento, Franz-Olivier Giesbert ha costruito un romanzo che è il risultato dell’intreccio sapiente tra storia e invenzione, tragedia e momenti divertenti, linguaggio triviale e poesia. Tutti questi elementi, infatti, vanno a comporre la vita della protagonista, che attraversa praticamente l’intero secolo, il “secolo degli assassini”, coraggiosa e dal carattere combattivo, dotata di senso dell’umorismo e un’intelligenza sottile, che si troverà ad affrontare sofferenze atroci, dopo cui però riuscirà sempre a rialzarsi e trovare la forza di “dire sì” alla vita.
L’autore si propone di trasportarci, grazie alle memorie di questa donna speciale, ultracentenaria al momento in cui si apre il racconto, nel vivo degli eventi più luttuosi che hanno segnato il XX secolo e, soprattutto, a tu per tu con gli uomini che ne sono stati artefici e vittime, a cominciare dall’Himmler immortalato nel titolo. Ma l’ufficiale nazista sarà solo uno degli uomini politici e personaggi pubblici che la nostra protagonista incontrerà nel corso della sua lunga e avventurosa vita, scontrandosi con la “Storia”, che quasi si accanirà contro di lei, sottoponendola ripetutamente a prove difficili e alla perdita di persone care.
Armena di Trebisonda, Ruzanna sopravvive a soli otto anni allo sterminio dell’intera famiglia durante il genocidio in Turchia, provando per questo un forte senso di colpa. Grazie alla voglia di vivere, nonostante l’orrore a cui è stata esposta, affronterà con coraggio viaggi, vere e proprie fughe, incontri con personaggi che vivono spesso ai margini della società grazie ai quali temprerà il suo carattere e imparerà a cavarsela in situazioni anche estreme. Gli eventi la porteranno dalla Turchia a Marsiglia e poi a Parigi, dove vivrà gli anni dell’occupazione nazista; poi in Germania al seguito del Reichsfuhrer-SS Himmler; ma addirittura in America e fino nella Cina comunista di Mao.
Prima di incontrare gli uomini meravigliosi, mariti e amanti, che riempiranno i periodi felici della sua vita di amore e passione, la forza di sopravvivere gliela daranno Teo, la salamandra che sarà per un lungo periodo la sua unica compagna e confidente, nonché sua coscienza critica, e la “lista degli odi”, il promemoria su cui annotare i nomi di tutti coloro che l’hanno privata di persone care o si sono accaniti contro di lei per pura malvagità, verso cui covare i propri propositi di vendetta. Già, vendetta. L’unico palliativo alle sue sofferenze, Ruzanna, rinata nel frattempo come Rose, lo troverà, anche a molti anni di distanza, andando a cercare i responsabili e ripagandoli della loro stessa moneta o facendoli cadere vittime dei loro stessi vizi, in una sorta di contrappasso.
Proprio in questa totale onestà e limpidezza della protagonista sta, a mio avviso, la forza del romanzo, che non ci propone letture consolatorie ma ci mette di fronte una donna lucida nella sua sofferenza, che accetta di andare avanti nonostante il dolore provato, ma senza dimenticare e, anzi, facendo del desiderio di vendetta la ragione che la tiene in vita. O meglio, una delle ragioni; l’altra sarà la cucina, la preparazione di piatti in cui trasfondere ricordi, passione e sapienza, sull’esempio della cara nonna armena e dell’adorabile madre adottiva, Emma Lampereur, che oltre all’arte culinaria le insegnerà l’amore per i libri e la poesia.
Proprio il filone culinario del romanzo rappresenta una sorta di antitesi gioiosa all’altro binario parallelo, quello della storia, dei lutti, delle atrocità perpetrate ai danni del popolo armeno, degli ebrei in Europa durante gli anni del Nazismo e della seconda guerra mondiale e poi in Cina dal regime maoista che, suo malgrado, Rose si troverà a vivere sulla propria pelle, colpita negli affetti più cari. E pressoché tutte culinarie sono le similitudini più sapide e vivaci che la protagonista utilizza, raccontando in prima persona la sua storia, per darci l’idea di impressioni, reazioni, stati d’animo in maniera immediata e colorita, estremamente espressiva. Accanto a quelle che richiamano la cucina, troviamo nel romanzo anche similitudini legate all’arte: in due occasioni in particolare Rose citerà opere d’arte per rendere più viva ai nostri occhi l’immagine di ciò di cui sta parlando ed è interessante che in entrambi i casi si tratti di artisti italiani, Michelangelo e Bernini. In effetti tutto il romanzo si snoda su un doppio binario stilistico, perché la lingua in cui è scritto è ricca e composita, alterna toni alti e bassi, momenti di pura poesia ed espressioni triviali e gergali, battute sarcastiche e situazioni di angoscia: rispecchia insomma la vita in tutte le sue sfaccettature, e in particolare una vita lunga e piena come quella di Rose, che a 105 anni si propone di ricordare e raccontare in modo schietto e lucido senza tacere sugli episodi più tristi e dolorosi ma profondendosi anche in bellissime descrizioni dei posti e delle persone che l’hanno resa felice. Rose ci lascerà alla fine del romanzo i suoi comandamenti, che sono essenzialmente un unico, grande inno alla vita e all’amore, un invito ad aprirsi agli altri, a godere di ogni momento come se fosse l’ultimo, senza mai lamentarsi.

Franz-Olivier Giesbert
La cuoca di Himmler
Pagine: 336
Prezzo: 18,00 euro

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