Il sorriso di don Giovanni

121038“Ero una lettrice accanita, e perciò investita di un ruolo estremamente delicato: trasmettere al mondo i messaggi contenuti nei grandi libri, i segreti della loro bellezza, i loro allarmi, le loro proteste, i disvelamenti, la pietà, perfino la loro disperazione, se si chiamava così la ragione della loro grandezza”.

Adele è convinta fin da giovanissima che i libri, i romanzi in particolare, salveranno il mondo e che i lettori “accaniti” come lei siano destinati a svolgere una missione importante: come api industriose, succhiano dai libri il sapere, la conoscenza, che poi distribuiscono attraverso le loro parole a tutta l’umanità. E proprio nelle mani dei lettori il miele della conoscenza si trasforma “miracolo sommo, nel più corrosivo degli acidi, capace di distruggere monarchie, imperi, potentati e ogni altra struttura di potere”.

Ermanno Rea ha trasfuso tutto il suo amore per i libri e per la lettura nell’intensa protagonista di questo romanzo e, considerando tutte le suggestioni che il personaggio della lettrice porta con sé (ricordo il saggio di Francesca Serra ), ho trovato estremamente poetico ed emozionante che lo scrittore abbia scelto una donna come suo alter ego, per raccontare un amore così intenso e senza riserve.
Adele ama i libri da quando era bambina. Il primo le fu regalato dal nonno, una copia de Il gatto con gli stivali insieme a un pacco di biscotti; da quel momento per lei l’esperienza della lettura è sempre rimasta indissolubilmente legata all’appagamento di un piacere olfattivo e gustativo…. Ne è diventata una “divoratrice” e proprio con i libri ha alimentato la sua fervida immaginazione, che spesso la porta a entrare nei romanzi, divenendone lei stessa personaggio, influenzandone la trama e, a volte, modificandone il finale. Il resto l’ha fatto il signor Arturo, amico-libraio che ha assecondato e alimentato il suo desiderio di avere sempre nuove storie da leggere e un giorno ha voluto rendere Adele partecipe di una rivelazione a cui in pochi sono ammessi: i libri vivono di vita propria, i loro personaggi sono vivi e si aggirano tra noi.
Proprio nella libreria di Arturo la protagonista conosce, appena quattordicenne, quello che sarà l’unico vero amore maschile della sua vita, Fausto. La loro storia sarà costantemente accompagnata, a tratti esaltata e certamente condizionata dall’intreccio tra realtà e letteratura; perché la lettura è un’esperienza totalizzante per Adele, che, adolescente, si fa contagiare dalla prosa sensuale e dalle atmosfere esotiche del Melville esordiente di Taipi, nel lasciarsi andare tra le braccia del suo fidanzato in un’assolata giornata estiva sulla costiera amalfitana, trasfigurata nella Polinesia raccontata dalle vivide pagine del romanzo. Ha amato il principe Muskyn di Dostoevskij per il suo idealismo e la sua bontà, sovrapponendone l’immagine a quella di Fausto, per l’ingenuità, l’assoluta incapacità di agire in base a calcoli che accomuna le due figure e, attraverso il personaggio letterario, ha provato a conoscere meglio anche il suo fidanzato, del quale non riesce a condividere l’intransigenza e la mancanza di vedere sfumature. Si è così sentita chiamata in causa come lettrice, leggendo Se una notte d’inverno un viaggiatore, da decidere di scrivere una lunga lettera a Calvino, per metterne in discussione l’immagine di lettore che l’autore dà nel romanzo attraverso la figura del protagonista, Amedeo, che ama i libri più della vita reale e a causa di questo amore progressivamente si apparta dalla vita, rinunciatario, socialmente inadeguato. Su Adele invece la lettura “agisce come un acceleratore chimico dei desideri”, spingendola a vivere le situazioni fino in fondo e quasi a sfidare la vita oltre le sue possibilità e capacità.
Solo per un attimo in tutta la sua vita la fiducia di Adele e il suo amore profondo per i libri vacilleranno: un lunghissimo, doloroso momento in cui, in preda alle prime angosce per la relazione con Fausto, impotente contro i dubbi che la tormentano, si accanirà contro il libro che sta leggendo in quel momento, scagliandolo a terra, accusando proprio i libri di averle rovinato la vita con le loro menzogne, i loro messaggi edulcorati o consolatori, nei casi in cui l’autore era riuscito a sfuggire alla “trappola del lieto fine”… Ma sarà solo un attimo; subito Adele raccoglierà il volume con delicatezza, quasi gli avesse arrecato un dolore fisico e, superata la crisi, riprenderà la sua intensa storia d’amore con i libri che progressivamente diventeranno lo scopo unico della sua vita, non lasciando che spazi marginali a interessi di altro genere o relazioni sentimentali.
Proprio dal suo presente di donna adulta, la protagonista si siede a raccontarci la sua storia in prima persona, proponendosi con lucidità e onestà di ricostruire come sia arrivata a questo punto, a far coincidere totalmente la sua esistenza con l’amore per i libri che l’ha contagiata, proprio come una malattia, fin da quando era bambina. Adele, diventata nel frattempo insegnante, si voterà a una sorta di ordine monastico il cui credo è la conservazione del sapere, in una sorta di santuario in cui ha trasformato l’appartamento lasciatole in eredità dall’adorata nonna, ampliato e progressivamente divenuto un’unica enorme biblioteca arrivata a custodire circa quindicimila volumi.

Ribadisco, il romanzo è sostanzialmente una dichiarazione d’amore per i libri – scritta, tra l’altro, con una lingua ricercata e avvolgente, ricca di aggettivi che conferiscono a oggetti, luoghi, stati d’animo significati più profondi e inaspettati – in cui l’autore ha trasportato, immagino, gusti e abitudini di lettura di tutta una vita, ma anche riflessioni, stati d’animo, dubbi. Ogni lettore, più o meno accanito, ritroverà nell’intensa protagonista emozionanti affinità nel vivere il proprio rapporto con i libri, a partire da piccole abitudini concrete come evidenziare sulle pagine i punti che più ci sono piaciuti o ci hanno emozionato, lasciando sulla carta un segno indelebile delle sensazioni provate leggendo, o il piacere di annusare un libro per incamerarne l’odore, prima e durante la lettura (un ebook come potrà mai soddisfare tali imprescindibili requisiti?).  Soprattutto, la vita di Adele risulta “incarnazione” di una serie di domande, che immagino l’autore stesso si sia posto, e a cui ciascun lettore potrà dare le proprie personali risposte, sul valore dei libri, il loro futuro in una società in cui sembrano avviati a scomparire  – e i motivi per cui non scompariranno – ma, in particolare, di una grande, fondamentale domanda che affiora lungo tutto il libro. Può un profondo amore per i libri arrivare a generare un insuperabile dualismo tra letteratura e vita reale e una conseguente incapacità di vivere pienamente la realtà, perché si finisce per essere come sdoppiati e mai completamente appagati della dimensione materiale dell’esistenza, costituzionalmente esposta a un’incombente minaccia di “normalità”? D’altra parte, è innegabile che i libri aiutino a riempire la realtà di significato e di emozioni, che senza di loro non riusciremmo a provare né esprimere; arricchiscano di particolari, piccoli, preziosi dettagli, una realtà che altrimenti sarebbe inevitabilmente preda di una soffocante banalità… E ci permettono di conoscere personaggi indimenticabili: Adele è sicuramente uno di questi.

Ermanno Rea
Il sorriso di don Giovanni
Feltrinelli
€ 18,00

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