Ragazze di campagna

ImmagineInaspettata scoperta letteraria di fine estate, questo libro ha attirato la mia attenzione, oltre che per il titolo “al femminile”, soprattutto per gli elogi di grandi scrittori e critici riportati sulla fascetta di copertina, insieme alla frase: “Due edizioni in una settimana”! L’ho acquistato con grande imbarazzo, per il fatto di non conoscere l’autrice, e curiosità alle stelle e ho scoperto davvero una grande scrittrice: sensibile e molto moderna. Del resto, proprio in uno di quegli elogi riportati sulla fascetta di copertina, Philip Roth definisce l’autrice, Edna O’Brien, “la più grande scrittrice vivente in lingua inglese”!
Ragazze di campagna è un bel romanzo di formazione, ambientato in un villaggio dell’Irlanda della metà/fine anni Cinquanta e racconta tre anni della vita delle due protagoniste, Caithleen e Baba, completamente diverse per origine, carattere e sensibilità. I primi giorni del libro sono praticamente gli ultimi dell’infanzia di Caithleen, quattordicenne timida e sensibile, unica figlia di una famiglia di condizione modesta, con un padre alcolizzato e rozzo e una mamma affettuosa e protettiva, da cui però sarà costretta a separarsi prematuramente. La sua amica Baba, invece, è la figlia viziata e arrogante del veterinario del villaggio, uomo mite e onesto, sposato con la bella e infelice Amanda, madre suo malgrado, che avrebbe preferito diventare ballerina e vivere nel bel mondo.
Le due ragazzine vivranno insieme prima l’esperienza traumatica e repressiva del convento, dove Caithleen, seppur goffa e imbranata, riuscirà a primeggiare negli studi, e poi il trasferimento a Dublino, finalmente giovani donne libere di vivere la propria vita e fare le proprie esperienze anche amorose nella grande città, piena di persone, di opportunità, di seduzioni, ma anche di rischi.
Scritto in soli tre mesi, il libro è uscito nel 1960 (Elliot edizioni lo ripubblica in Italia nella nuova traduzione di Cosetta Cavallante), quando l’autrice aveva trent’anni, suscitando scandalo e reazioni di sdegno nell’Irlanda tradizionalista cattolica per il modo esplicito con cui descrive il desiderio del mondo femminile di emanciparsi e vivere la propria vita, anche dal punto di vista sessuale. Naturalmente anche questo aspetto ha contribuito ad alimentare la mia curiosità, visto che sono passati più di cinquant’anni e, nonostante molto ci sia ancora da fare, possiamo dire di aver ottenuto qualche conquista nell’ottica dell’emancipazione femminile… Ho sentito, quindi, il bisogno di cercare qualche notizia in più sull’autrice, sulla sua formazione (magari le sue letture e gli autori di riferimento), nel tentativo di ricostruire meglio il contesto di riferimento del libro e comprenderne più a fondo valore e significato.
Edna O’Brien è nata a Twamgraney, un piccolo villaggio dell’Irlanda dell’Ovest che descriverà come “chiuso, fervente, bigotto”. La sua famiglia era contraria a tutto ciò che avesse a che fare con la letteratura. Quando era studentessa a Dublino, la mamma trovò nella sua borsa un libro di Sean O’Casey*. Voleva bruciarlo. Dopo la fine della scuola primaria, studiò in convento (1941-46). A Dublino poi lavorò in una farmacia e, di sera frequentava la scuola di Farmacia. Durante questo periodo scrisse degli articoli per l’Irish Press. Nel 1950 prese il diploma di farmacista. Sposatasi nell’estate del 1954, si trasferì con suo marito, lo scrittore ceco-irlandese Ernest Gébler e i due figli a Londra. In Irlanda lesse scrittori come Tolstoy, Thackeray, F. Scott Fitzgerald. Il primo libro acquistato fu Introduzione a James Joyce di T.S. Eliot. La scrittrice ha affermato che Ritratto dell’artista da giovane di Joyce le ha fatto venire la consapevolezza che la letteratura sarebbe stata la sua vita.
A proposito del suo primo romanzo, Ragazze di campagna, dirà: “È autobiografico limitatamente al fatto che sono nata e cresciuta nell’ovest dell’Irlanda, sono stata educata in un convento ed ero piena di desideri romantici, associati a un certo senso di insofferenza” (O’Brien in Writers at Work, ed. George Plimpton, 1986).
Sebbene alcune recensioni fossero buone, molti lettori si sentirono indignati in Irlanda e nel paese il libro fu vietato. A causa del contenuto esplicitamente sensuale, l’intera trilogia e le sei opere successive – che trattano il tema dell’infanzia e delle delusioni d’amore, anche di carattere sensuale – furono vietate. Nonostante questo, i suoi lavori hanno guadagnato ampi consensi, soprattutto tra i lettori americani, ricevendo numerosi premi. “Hanno vietato i miei libri ma ora, quando vado lì, le persone sono cortesi in mia presenza, sebbene poi non esitino a sparlare di me alle spalle. Eppure, l’Irlanda è cambiata. Ci sono moltissimi giovani che non sono religiosi, o meno religiosi. Ironia della sorte, non sono interessati ai miei primi libri, li trovano goffi… Imitano le usanze inglesi e americane. Se andassi adesso in una sala da ballo a Dublino, mi sentirei come un alieno in una discoteca in Oklahoma” (da Writers at Work, cit.)**.
Il punto di partenza è, dunque, il piccolo villaggio di Twamgraney, realtà chiusa e provinciale, dalle prospettive intellettuali certo non esaltanti, dove la giovane Edna trova comunque la capacità di sviluppare un suo spirito critico, di analisi e messa a fuoco di persone, comportamenti, stati d’animo, davvero sottile, forse anche grazie alla passione precoce per la lettura, a quei libri tenuti nascosti ai genitori e letti, immagino, con avidità e fervore, come unico antidoto al luogo “bigotto” in cui le è toccato in sorte di venire al mondo. Naturalmente molto di Edna sarà confluito nella protagonista del libro, la romantica e sensibile Caithleen, timida, piena di insicurezze, ma intelligente e attenta osservatrice del mondo che le scorre intorno. Anche Caithleen è una lettrice, in particolare una lettrice di romanzi – dettaglio importante – (non trovando le parole adatte da scrivere in una lettera d’amore, penserà di copiare qualche frase da Cime Tempestose…). Ed è, soprattutto, la voce narrante della storia, che quindi si svolge, pagina dopo pagina, filtrata attraverso i suoi occhi, le sue orecchie, le sue sensazioni. In questo senso devo dire che mi ha davvero colpita la definizione utilizzata dal sito in cui ho preso le notizie per descrivere lo stile della O Brien, “prosa ricca e sensuale”. Lo è davvero, nella misura in cui ogni parola, ogni pausa, aggettivo sono scelti e posizionati in modo da riprodurre in maniera quasi scientifica non solo gli eventi, ma le sensazioni, impressioni, emozioni che questi suscitano nella protagonista.
Caithleen è davvero un personaggio bellissimo, dalla personalità complessa e ricca di sfaccettature e, nonostante le sue umili origini, il suo carattere introverso, la sua ingenuità e delicatezza, che la rendono insicura e un po’ succube nel suo rapporto di amicizia con Baba, riuscirà a trovare in sé il coraggio e la determinatezza per vivere un amore decisamente complicato e, questo sì, davvero scandaloso per il periodo in cui fu scritto il libro, e per un paese di rigida tradizione cattolica. La lasceremo, alla fine del romanzo, alle soglie dell’età adulta, proiettata verso un futuro tutto da inventare, su cui però i due titoli successivi della trilogia, La ragazza sola (Rizzoli, 1963) e Ragazze nella Felicità coniugale (E/O 1990), ci lasciano intuire qualcosa…

*1880-1964_ Scrittore e drammaturgo. Socialista convinto, è stato il primo drammaturgo irlandese degno di nota a scrivere delle classi lavoratrici di Dublino

**http://www.kirjasto.sci.fi/eobrien.htm

Edna O’Brien
Ragazze di Campagna
Elliot edizioni
€ 17,50

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Un pensiero su “Ragazze di campagna

  1. Pingback: L’eredità Ferramonti | una pulce in libreria

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